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9
GENNAIO 2017

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AVVISO AI PARTECIPANTI ALL'8° CONCORSO CITTA' DI GROTTAMMARE
SI AVVISANO TUTTI I PARTECIPANTI ALL'8° CONCORSO CITTA' DI GROTTAMMARE CHE LE PREMIAZIONI AVVERRANNO SABATO 6 MAGGIO 2017 A PARTIRE DALLE ORE 15.30 PRESSO LA SALA KURSAAL DEL COMUNE DI GROTTAMMARE(AP)
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GENNAIO 2017

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ISCRIVERSI ALLA PELASGO? NIENTE E' IMPOSSIBILE! PROVATECI...
Campagna tesseramenti 2017: che aspetti?
24
DICEMBRE 2016

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RICEVIAMO DA ALCUNI AMICI
Durante un bellissimo viaggio di amicizia, abbiamo scattato questa foto, eravamo ad Atanga, distretto di Gulu, Nord Uganda... visitavamo una scuola materna. I bambini erano felicissimi dei regali che avevamo portato loro... tra cui la T-shirt di Pelasgo.












BANDO: 8°CONCORSO CITTA' DI GROTTAMMARE-PRESIDENZA:FRANCO LOI. PER SCARICARLO VAI NELLA SEZIONE DOWNLOAD.
16/01/2017
BANDO: 8°CONCORSO CITTA' DI GROTTAMMARE-PRESIDENZA:FRANCO LOI. PER SCARICARLO VAI NELLA SEZIONE DOWNLOAD.
16/01/2017
BANDO: 8°CONCORSO CITTA' DI GROTTAMMARE-PRESIDENZA:FRANCO LOI. PER SCARICARLO VAI NELLA SEZIONE DOWNLOAD.



8° CONCORSO LETTERARIO

“CITTA' DI GROTTAMMARE”

REGOLAMENTO

Art. 1 – Il concorso letterario è aperto a tutti gli autori italiani e stranieri che, alla scadenza del presente bando, abbiano compiuto il 18° anno di età, e si articola nelle seguenti sezioni:

Sez. APoesia inedita in lingua italiana a tema libero;

Sez. BPoesia inedita in vernacolo a tema libero.

Sez. C–Racconto/Saggio breve inedito a tema libero.

Sez. D–Libro edito di poesia, narrativa, saggio.

(Pubblicato dal gennaio 2010 al 31 gennaio 2017)

Art. 2 – Ogni autore può inviare una o più poesie (fino a un massimo di cinque) per le sezioni A e B, ed uno o più racconti/saggi (fino a un massimo di quattro) per la sezione C. Per la Sez. D-LIBRO EDITO potrà partecipare con massimo 4 libri.

Le poesie saranno preferibilmente non eccedenti 50 versi. I racconti e i saggi non devono superare i 5 FOGLI CON SPAZIATURA NORMALE E CARATTERE 12 TIMES NEW ROMAN. Le poesie dialettali devono essere accompagnate dalla traduzione italiana. Le poesie in lingua, in dialetto e i racconti/saggi brevi, dovranno essere inviati in numero di cinque copie anonime senza alcun segno di riconoscimento, all’indirizzo di cui al successivo art. 4.

Per quanto riguarda il LIBRO EDITO: si dovranno inviare TRE copie dello stesso.

Art. 3 –Assieme alle copie delle sue opere, il concorrente dovrà inserire una busta chiusa, contenente, oltre i titoli delle opere inviate al concorso, i dati dell’Autore: nome, cognome, indirizzo, telefono fisso, cellulare, indirizzo e-mail e un eventuale breve curriculum. Inoltre, nella stessa busta deve essere inserita una dichiarazione dell’Autore che le opere sono inedite (PER LE SEZIONI: A-B-C) e di propria creatività.

Si può partecipare a tutte le suddette sezioni.

La Giuria delle SEZ. A, B, C, i cui nominativi saranno rivelati all’atto della premiazione, aprirà la busta con i dati anagrafici soltanto a graduatoria di merito conclusa.

Art.  4 – I partecipanti devono far pervenire le proprie opere esclusivamente tramite posta al seguente indirizzo: Associazione “Pelasgo 968” – Via Romagna, 10 – 63066 GROTTAMMARE (AP) entro e non oltre il giorno: 31 gennaio 2017.

Per informazioni potete visitare il sito web:

www.pelasgo968.it, oppure contattare il responsabile del concorso, Dr. Giuseppe Gabrielli, al n. 393.0022768, o inviare una mail all’indirizzo di posta elettronica:

 pelasgo968@gmail.com.

Ogni autore è responsabile dell’originalità delle opere inviate e del loro contenuto.

Art. 5 – I Partecipanti cedono alla Pelasgo 968, il diritto di pubblicare le opere partecipanti su eventuale antologia del premio o nel sito internet, senza aver nulla a pretendere come diritti d’autore. La partecipazione al concorso implica l’accettazione di tutte le clausole del presente regolamento e la tacita autorizzazione alla divulgazione del proprio nominativo e del premio conseguito su quotidiani, riviste culturali e siti web.

Le opere non verranno restituite.

Art. 6 – La partecipazione al Concorso comporta il versamento di un contributo di lettura di euro 15,00 a opera e di 5 euro per le successive alla prima, per ognuna delle sez. A-B-C.

La Partecipazione alla Sez D. LIBRO EDITO COMPORTA UN CONTRIBUTO DI EURO 20,00 a opera e di 10 euro per le successive alla prima.

Le quote potranno essere inserite direttamente nella busta di adesione al concorso, oppure inviate a mezzo bonifico bancario intestato a:

Associazione “Pelasgo968” presso:

Banca Pop. di Bari.

Filiale di San Benedetto del Tronto, coordinate:

(IBAN: IT54A0542424400000000000213).

Art. 7 – La premiazione avverrà in data:

SABATO 6 MAGGIO 2017 nell’ambito della:

FESTA della SCRITTURA che si terrà a:

GROTTAMMARE (AP)

     Art. 8Premi.  Ai vincitori delle SEZ. A, B, C sarà offerto il soggiorno per due persone, per la giornata di sabato 6 (1 pernotto + 1 giornata di pensione completa per 2 persone), in un albergo a tre/quattro stelle della città o in caso di vittoria di un poeta locale, in una località turistica italiana per una data da concordarsi.

Più un rimborso spese di € 300.

               – Al classificato: € 250   – Al classificato: € 200

               Oltre alle relative targhe e diplomi.

    Ai finalisti, ai menzionati e ai segnalati: diplomi, targhe e medaglie.

AL VINCITORE DELLA SEZ.D-LIBRO EDITO:                   € 500,00.  Al 2° Classificato: euro 250, Al 3° Classificato: euro 200.

Tutti gli autori selezionati, verranno avvisati almeno 15 giorni prima con lettera, mail o per via telefonica. Tutti i premi, di cui all’art. 8 e quelli previsti nel successivo art. 9 dovranno essere ritirati personalmente dai vincitori nella giornata di premiazione, pena la perdita. Non sono ammesse deleghe, se non per il solo diploma.

     (L’organizzazione spedirà a domicilio, dietro contributo di € 5, esclusivamente i diplomi).

      I VINCITORI DELLE SEZIONI: A-B-C-D (più un loro accompagnatore) avranno diritto alla partecipazione

      Gratuita alla CENA DI GALA nella serata di Sabato 6 Maggio 2017.

     Art. 9 – Altri Premi speciali che verranno attribuiti:

     -Premio Speciale METRICA con una dotazione di

      € 200, a una POESIA strutturata secondo le regole ed il formato della  Metrica classica italiana.

     -Premio Speciale G.GIOACCHINO BELLI per la miglior POESIA o il miglior RACCONTO a tematica umoristica/erotica, con dotazione di € 200.

     -Premio Speciale per il miglior RACCONTO/LIBRO giallo, poliziesco, noir con dotazione di € 200.

     -Premio Speciale CLUB PER L’UNESCO-SAN BENEDETTO DEL TRONTO(AP) per un RACCONTO sul tema sociale: “Violenza di genere con dotazione di € 200.

     -Premio Speciale OMPHALOS alla miglior Opera  (POESIA,RACCONTO,LIBRO) avente come tema: L’AUTISMO con dotazione di € 200.

      I sopracitati Premi, verranno attribuiti dalla Giuria, a suo insindacabile giudizio, indipendentemente dal risultato di merito ottenuto dall’Opera nella partecipazione alle sezioni A-B-C-D.

 

                           Il Presidente dell’Associazione

                            Dott. GianMario Cherubini


PER SCARICARLO VAI NELLA SEZIONE DOWNLOAD.

 

 

 

 

 

Nelle foto: FRANCO LOI Presidente Onorario dell' 8° Concorso Città di Grottammare

 

 

 

 

 

 

 

 

Carta Etica

 

Il Premio Città di Grottammare si ispira a rigorosi valori etici e culturali. Il Premio tutela il ruolo primario degli scrittori e dei poeti attraverso il rispetto dei principi ispiratori della sua Carta Etica.

 

1. Trasparenza

Il Premio Città di Grottammare è una attività concorsuale regolata da pubblico bando. Tutte le attività scaturenti dal Premio, e ad esse direttamente o indirettamente riconducibili, sono disciplinate dai criteri sulla trasparenza e buona fede. Le azioni intraprese dal Premio saranno oggettivabili da riscontri, ovvero tradotte in provvedimenti conosciuti o, comunque, sempre conoscibili.

Il Premio Città di Grottammare tutela la legalità e si adopera per il regolare svolgimento delle norme concorsuali. Il Premio si avvale di misure e provvedimenti specifici a tutela dei diritti individuali dei concorrenti.

2. Imparzialità

Il Premio Città di Grottammare è un Premio letterario libero ed indipendente. Esso riconosce e garantisce pari dignità di tutti gli scrittori/poeti, nessuno eccettuato ed escluso, dinanzi le norme del bando pubblico. Il Premio garantisce, altresì, la più totale imparzialità di giudizio nell'ambito della competizione letteraria posta in essere. Le valutazioni scaturenti dal Premio saranno operate, solo ed esclusivamente, su rilievi di merito relativi all'oggetto letterario.

3. Valorizzazione del merito

Il Premio Città di Grottammare promuove ed incentiva il merito.

La capacità individuale, il valore e l'originalità creativa, l'attività di ricerca artistica sono le vere risorse su cui investe il Premio.

4. Valori etici

Il mondo culturale e quello poetico, necessitano di un ritorno ai valori positivi cui storicamente aderisce tutta la cultura ispirata di ogni epoca e luogo.

Il Premio Città di Grottammare intende, in tal senso, farsi interprete di un rinnovato spirito culturale, civile e morale.

5. Rigore scientifico

Il Premio Città di Grottammare promuove le opere poetiche e letterarie attraverso una critica letteraria seria ed indipendente.

Il Premio Città di Grottammare intende recuperare il ruolo primario della riflessione poetica, riportando l'attenzione sulla centralità dell'opera nella critica letteraria.

6. Accessibilità ed informazioni

Il Premio Città di Grottammare investe negli scrittori/poeti e nelle loro esigenze culturali. Al fine di garantire libero accesso alle attività di propria emanazione il Premio istituisce un efficiente sistema di informazione e consulenza. Tutti gli scrittori potranno, in tale misura, disporre di adeguate informazioni.


7. Standard qualitativi

Il Premio Città di Grottammare si adopera per garantire elevati standar qualitativi ed una effettiva funzionalità dei servizi in vigore. Il Premio incrementa su base annuale la propria efficienza organizzativa e rafforza gli strumenti di tutela e garanzia della legalità.



Gianmario Cherubini

PRESIDENTE PELASGO 968

 

 


 

PERCHE' FACCIAMO CULTURA.
11/01/2017
PERCHE' FACCIAMO CULTURA.
Facciamo cultura per denaro? Lo facciamo per apparire? Perché rappresenta per noi un lavoro? Oppure lo facciamo perché ci piace? O ancora: perché non abbiamo nulla da fare? Facciamo cultura perché è una necessità, un'urgenza, da cui non si può assolutamente prescindere. La facciamo perché siamo stufi di banalità, di bassezze, di magna-magna, di finto-intellettuali attaccati solo a sua maestà il denaro, di presunti artisti con la puzza sotto il naso, di gente compromessa ormai da un bel pezzo, di facce toste che nel nome della cultura ingrassano e prolificano.
11/01/2017
PERCHE' FACCIAMO CULTURA.

Facciamo cultura per denaro? Lo facciamo per apparire? Perché rappresenta per noi un lavoro? Oppure lo facciamo perché ci piace? O ancora: perché non abbiamo nulla da fare? Facciamo cultura perché è una necessità, un'urgenza, da cui non si può assolutamente prescindere. La facciamo perché siamo stufi di banalità, di bassezze, di magna-magna, di finto-intellettuali attaccati solo a sua maestà il denaro, di presunti artisti con la puzza sotto il naso, di gente compromessa ormai da un bel pezzo, di facce toste che nel nome della cultura ingrassano e prolificano.

Facciamo cultura per denaro? Lo facciamo per apparire? Perché rappresenta per noi un lavoro? Oppure lo facciamo perché ci piace? O ancora: perché non abbiamo nulla da fare? Facciamo cultura perché è una necessità, un'urgenza, da cui non si può assolutamente prescindere. La facciamo perché siamo stufi di banalità, di bassezze, di magna-magna, di finto-intellettuali attaccati solo a sua maestà il denaro, di presunti artisti con la puzza sotto il naso, di gente compromessa ormai da un bel pezzo, di facce toste che nel nome della cultura ingrassano e prolificano. 

Au revoir, A.
10/01/2017
Au revoir, A.
Ti fiondasti da lui col “bateau” dove ti svelavi bramoso di uscire in mare aperto, lontano dal degrado del porto, per mondarti e ritrovare te stesso rinnovato e puro. E lui, pur vizioso maestro, fu convinto a tuffarsi in abissi che senza di te non avrebbe mai esplorato. Sacrificò tutto ciò che gli era stato caro: non poteva esistere senza di te.
10/01/2017
Au revoir, A.

Ti fiondasti da lui col “bateau” dove ti svelavi bramoso di uscire in mare aperto, lontano dal degrado del porto, per mondarti e ritrovare te stesso rinnovato e puro. E lui, pur vizioso maestro, fu convinto a tuffarsi in abissi che senza di te non avrebbe mai esplorato. Sacrificò tutto ciò che gli era stato caro: non poteva esistere senza di te.

E tu lo convincesti che una vita di depravazione è per un poeta il miglior incentivo. Scappaste a Londra e trovaste l’uno nell’altro la completezza perfetta, il risarcimento di quello che avevate sofferto, fino a quando i litigi presero il sopravvento sulle riappacificazioni e tutto si concluse col colpo di pistola a Bruxelles. Alla sua uscita di prigione, un fugace incontro per non vederlo mai più e rinunciare per sempre alla poesia. Tu, che ci donasti capolavori della Letteratura mondiale, che con la tua poesia ci invitavi a ricongiungerci al nocciolo più puro dell’essere, a cercare una magari momentanea illuminazione. Tu, che esploravi percorsi spaventosi cercando di arrivare alla percezione dell’Assoluto, saresti scomparso nell’Africa più nera, commerciante e trafficante d’armi frodato da Menelik senza sapere che a Parigi i giovani ti chiamavano Maestro. Poi quel tremendo male alla gamba, tu, l’uomo dalle suole di vento, che avevi girato a piedi tutta l’Europa. Settimane di viaggio su una lettiga di fortuna con indicibili dolori per arrivare ad Aden e imbarcarsi per Marsiglia dove la gamba te la taglieranno. Ancora sofferenze che smetteranno solo quando spirerai e potrai ritornare a casa per essere sepolto qui dove sono passato a salutarti. Non c’è anima viva nei pressi e dubito che nemmeno tu sia contento di quest’ultima dimora nella landa piovosa che t’ha visto nascere dal momento che non hai fatto altro che fuggirne. Amavi il sole e avresti voluto una tomba ad Aden, di fronte al mare, ma non avrai il rumore delle onde a farti compagnia. Solo pioggia, umidità e freddo. Io sono fortunato, giornate così non ce ne sono molte nelle Ardenne, e questo pomeriggio il sole c’è e le rondini garriscono nel cielo azzurro. Ti sia lieve la terra, Arthur Rimbaud. Esco dal cimitero deserto lasciandoti lì, solo, in questo silenzio.

 

 

 

Willy Piccini

LINGUA, LINGUAGGI E POETI
08/01/2017
LINGUA, LINGUAGGI E POETI
Circa due anni or sono, l'amico scrittore e poeta Franco Campegiani partecipando con me - su un noto blog letterario – ad una discussione sul linguaggio poetico, asseriva che “ Il fruitore - così come il critico, che è solo un fruitore più esperto e smaliziato - dovrebbe avvicinarsi all'opera con altrettanta potenza spirituale, leggendola tra le righe e risalendo dal prodotto(testo, quadro, scultura o altro) alle fonti archetipe da cui è generata “.
08/01/2017
LINGUA, LINGUAGGI E POETI

Circa due anni or sono, l'amico scrittore e poeta Franco Campegiani partecipando con me - su un noto blog letterario – ad una discussione sul linguaggio poetico, asseriva che “ Il fruitore - così come il critico, che è solo un fruitore più esperto e smaliziato - dovrebbe avvicinarsi all'opera con altrettanta potenza spirituale, leggendola tra le righe e risalendo dal prodotto(testo, quadro, scultura o altro) alle fonti archetipe da cui è generata “.

 

Anche Benedetto Croce nella sua Estetica testimonia che “l’attività giudicatrice, che critica e riconosce il Bello, s’identifica con quella che lo produce. La differenza consiste soltanto nella diversità delle circostanze, perché una volta si tratta di produzione e l’altra di riproduzione estetica.

L’attività che giudica si dice gusto; l’attività produttrice, genio: genio e gusto sono, dunque, sostanzialmente identici”.

Orbene, appurato che queste affermazioni sottendono valenze sulla cui positività tutti si troverebbero in accordo, desidero qui condurre il discorso verso un sentiero tracciato da poeti (molti) e scrittori (meno numerosi) di fresca generazione, epigoni delle avanguardie letterarie del secolo scorso.

Quanti di loro adottano un linguaggio “comprensibile” a tutti?

E come riesce il Critico a districare bandoli di matasse che frequentemente il più attento ed illuminato lettore non riesce a sbrogliare, perdendosi nella caducità di prose criptiche o versi ampollosi e densi di neologismi, disposti in costrutti palesemente arzigogolati?

Ivi, oltre che non albergare la coscienza del Bello, neppure v'è traccia

dell'Arte del Comunicare.

L'istinto naturale del linguaggio dà ad ognuno di noi la possibilità di trasmettere conoscenze, informazioni ed emozioni ai propri simili.

Non esisterebbe una società umana cosciente e ben organizzata senza equilibrate capacità espressive.

Lingue e dialetti appartengono a gruppi di uomini e popoli che, attraverso secolari vicende, si sono costituiti a formare paesi, città e nazioni che condividono valori, ideali e tradizioni comuni.

Il linguaggio umano presenta due aspetti tra loro complementari: quello individuale e quello sociale.

Restando nelle nostre contrade, e a mo' di esempio, Dante o Manzoni negli attimi espressivi in cui tratteggiano se stessi rappresentano un atto individuale di fronte alla lingua parlata dell'Itala gente.

Nell'ottica individuale un'espressione acquista maggior valore quanto più è personale e inconfondibile.

Sotto l'aspetto sociale, d'altra parte, l'espressione dovrebbe conformarsi in tutti gli individui della comunità, affinché tra loro possa crearsi un canale comunicativo chiaro e completo.

Il poeta che tenta di affascinare il lettore circuendolo con neologismi estetizzanti, edonistici o contemplativi – dall'impronta spesso goffa – riesce soltanto a mortificarne l'intelletto, ma non a conquistarne il cuore.

Il clone di un “m e r i g g i a r e pallido e assorto” andrebbe a spiaccicarsi tra le facce untuose di un “t r a m e z z i n o” di dannunziana fattura mentre l'accorto Montale, ligio alle forme e allo stile di una lingua nitida, oggi manipolata con estrema leggerezza, sorriderebbe leggendo strofe strapazzate da inconsulti, roboanti vocaboli.

E il Critico?

Deve stare accorto a non incensare opere che si fregiano di “nuovo” indossando parole o locuzioni eccentriche, mirabolanti, ma che sono incomprensibili ai più.

L'intimismo individuale – declinato in autentici versi o in brani virtuosi – non ha bisogno di addobbi: deve presentarsi sul palco della Letteratura con la genuinità e la purezza che odora di “umano” poiché è limpido fiotto delle scaturigini universali.

E dice bene Campegiani quando afferma che il Critico “... debba possedere qualità di poeta, o comunque di uomo non solo interessato, ma direttamente coinvolto nei fenomeni e nei processi creativi.

Ma spesso – e ciò lo rileviamo nel contesto di ogni forma d'Arte – un processo creativo condotto in porto con maliziosi artifici lo si spaccia per brillante intuizione. E il messaggio che si trasmette diventa ingannevole, artefatto, adombrato da stratagemmi che nulla hanno a che fare con le candide pulsioni dell'anima.

Come poeti ci resta allora solo da fare la “Poesia onesta”, se non vogliamo incorrere nella tirata d'orecchi nietzschiana: “… il poeta, presuntuoso, patetico, importuno, come sono soliti esserlo i poeti, questa persona che sembra satura di possibilità e di grandezza, anche di grandezza etica, e che tuttavia, nella filosofia dell’azione e della vita, raramente giunge alla comune onestà... “.

 

 

Roberto Mestrone

Evoluzioni e salvaguardia della lingua siciliana
02/01/2017
Evoluzioni e salvaguardia della lingua siciliana
L’altro giorno, trovandomi al bar del mio paese a sorseggiare il mio caffè quotidiano, ho assistito ad una scena per certi versi curiosa. Un ragazzo e lo zio di mia conoscenza, seduti ad un tavolo del locale, stavano intrattenendo una discussione. L’adulto, emigrato negli Stati Uniti parecchi anni fa, comunicando con il nipote usava spesso termini che lasciavano perplesso il giovane. Questi non ne comprendeva chiaramente il significato, per cui il dialogo si interrompeva frequentemente. Ad esempio ricordo che lo zio, avendo avuto la necessità di soffiarsi il naso, esclamò: “
02/01/2017
Evoluzioni e salvaguardia della lingua siciliana

L’altro giorno, trovandomi al bar del mio paese a sorseggiare il mio caffè quotidiano, ho assistito ad una scena per certi versi curiosa. Un ragazzo e lo zio di mia conoscenza, seduti ad un tavolo del locale, stavano intrattenendo una discussione. L’adulto, emigrato negli Stati Uniti parecchi anni fa, comunicando con il nipote usava spesso termini che lasciavano perplesso il giovane. Questi non ne comprendeva chiaramente il significato, per cui il dialogo si interrompeva frequentemente. Ad esempio ricordo che lo zio, avendo avuto la necessità di soffiarsi il naso, esclamò: “

Dunn’è l’ammuccaturi?”.  Lasciando basito il nipote il quale comprese il significato del termine solo dopo avergli visto uscire dalla tasca un fazzoletto. La cosa che più mi ha colpito in questa situazione è il fatto che - nonostante i due parlassero in dialetto siciliano - fossero evidenti delle difficoltà di comunicazione. Erano a confronto due generazioni e due diverse esplicazioni dello stesso dialetto.

Ma a cosa può essere dovuto un fatto del genere? Secondo me ha influito in maniera determinante il naturale adattamento di alcuni termini di uso comune, ai vari contesti socio-culturali nel susseguirsi degli anni. La diffusione dei mass-media (e della televisione in particolare) ha enormemente favorito questo processo di scarnificazione del dialetto arcaico. Insomma il dialetto si è evoluto.

Tutte le lingue sono soggette a questo processo evolutivo, senza il quale - secondo me - andrebbero a morire. È importantissimo che una lingua come quella siciliana che da più di 2500 anni ha resistito a svariate dominazioni (acquisendo da ognuna quei termini che i suoi parlanti hanno ritenuto opportuno adottare, magari “sicilianizzandoli” ma che è rimasta intatta nella sua struttura) si adatti a quelli che sono i tempi moderni. Oggi, a maggior ragione, vista la considerazione sbagliata che hanno avuto e che purtroppo continuano ad avere anche molti siciliani stessi della loro lingua - considerandola spesso sinonimo di ignoranza e cercando di allontanarla il più possibile dai loro dialoghi - è necessario fare in modo di utilizzare una forma di scrittura più comprensibile ai giovani, che li avvicini il più possibile alla lettura, che faccia sì che la sentano più vicina a quello che è il loro modo di esprimersi. Senza cadere però in inutili italianismi, ma utilizzando invece quei termini che - per consuetudine - sono entrati a far parte della lingua siciliana, soppiantando gli stessi sinonimi più arcaici. Ciò non significa che questi stessi termini - anche se desueti - non debbano essere tutelati. Anzi si dovrebbe fare in modo di far leggere ai giovani testi di letteratura del passato affinché - confrontandoli con quelli moderni - possano comprendere lo spirito di questa terra, la cultura del loro stesso popolo che deve andar fiero delle sue tradizioni, cercando di salvaguardarle e tutelarle, così com’è sempre

accaduto sin dalla notte dei tempi.

 

Giuseppe Gerbino

 

 

SOGNI DI CARTA: OVVERO IL BUSINESS MILIONARIO DEI CONCORSI LETTERARI.
27/12/2016
SOGNI DI CARTA: OVVERO IL BUSINESS MILIONARIO DEI CONCORSI LETTERARI.
Lo spunto ce lo da un articolo di Repubblica dal titolo abbastanza esplicativo: SOGNI DI CARTA A PESO D'ORO ECCO IL BUSINESS MILIONARIO DELLA PREMIOPOLI DEI LIBRI. Due bei paginoni in cui si analizza il fenomeno dei circa 1800 concorsi letterari italiani, fenomeno che non ha eguali in nessun altro Paese al mondo e...
27/12/2016
SOGNI DI CARTA: OVVERO IL BUSINESS MILIONARIO DEI CONCORSI LETTERARI.

Lo spunto ce lo da un articolo di Repubblica dal titolo abbastanza esplicativo: SOGNI DI CARTA A PESO D'ORO ECCO IL BUSINESS MILIONARIO DELLA PREMIOPOLI DEI LIBRI. Due bei paginoni in cui si analizza il fenomeno dei circa 1800 concorsi letterari italiani, fenomeno che non ha eguali in nessun altro Paese al mondo e...

che ci vede direttamente coinvolti in quanto anche noi della Pelasgo ci dilettiamo col sopracitato business milionario. 

Un po' di numeri: 5 competizioni al giorno, un giro d'affari(!?) che supera gli 11 milioni euro, decine di riconoscimenti collezionati nei curricula dagli scrittori che non valgono nulla, 10 milioni di euro i contributi pubblici ai premi letterari, 3,4 miliardi il fatturato delle oltre 7000 case editrici italiane...e poi dicono che gli italiani non leggono e non prendono mai in mano un libro. Bancarella, Campiello, Bagutta, Viareggio, Grinzane(!?), le punte di diamante di un fenomeno davvero da record. Tutto molto interessante ai nostri occhi; vengono inoltre riferite le esperienze di autori, ora famosi, che dopo anni di inutili concorsi hanno alla fine gettato tutto ed ora sono rinati con un bel contratto di una casa editrice e con l'aver rimpinguato cospicuamente il conto in banca. Ecco poi comparire un povero poeta che dopo aver partecipato ad un concorso si è ritrovato invitato ad altri cento: “che ci sia uno scambio di nominativi?” si chiede con fanciullesca ingenuità. Ah, dimenticavamo, il Grinzane dei bei tempi usufruiva di circa 5 milioni di euro da parte di fondazioni bancarie ed altri enti, il tutto nell'interesse della cultura s'intende. Andiamo per ordine. Punto 1: se praticate la scrittura e volete diventare famosi, far soldi, ecc.ecc. non partecipate a piccoli concorsi tipo il nostro a Grottammare, non vi chiederemo soldi per pubblicare ma non avrete neanche una porta spalancata. Punto 2: che partecipo a fare? Vi chiederete allora. Solo per il gusto di confrontarvi con altri poeti, per conoscerli nella giornata conclusiva, per scambiarvi opinioni e pareri con noi della Pelasgo, per conoscere Grottammare, il Piceno, la nostra accoglienza. Troppo poco? Allora vi consigliamo il Bagutta, il Campiello, eccetera. Punto 3: è vero, molti concorsi nascono con scopi speculativi e nulla a che vedere con la cultura, molti sono a rimorchio della politica, molti delle case editrici, qui però entra in ballo l'intelligenza dello scrittore. Se i vostri scopi sono quelli di far carriera, beh, tornate al punto 1, se invece volete confrontarvi, migliorarvi, incontrarvi, basta scambiare qualche opinione con i colleghi che già si sono cimentati in più di un concorso, basta girare un po' nei siti dei vari premi e vi renderete subito conto direttamente. Per quanto ci riguarda noi di Grottammare proseguiremo per la nostra strada: che volete farci, siamo degli inguaribili romantici, ah, pillola di saggezza finale: più soldi girano più... “e ho detto tutto!” diceva il grande Peppino De Filippo.

MASSIMO LUGLI: IL THRILLER ITALICO A TINTE FORTI.
21/12/2016
MASSIMO LUGLI: IL THRILLER ITALICO A TINTE FORTI.
Nome ormai consolidato nel panorama narrativo italiano per quanto riguarda il thriller, Massimo Lugli riversa nei suoi lavori quanto assorbito sul terreno come giornalista di nera. Protagonista dei suoi romanzi un giornalista: Marco Corvino, appunto di cronaca nera, che deve vedersela con serial killer e psicopatici che si muovono in una Roma quanto mai oscura.
21/12/2016
MASSIMO LUGLI: IL THRILLER ITALICO A TINTE FORTI.

Nome ormai consolidato nel panorama narrativo italiano per quanto riguarda il thriller, Massimo Lugli riversa nei suoi lavori quanto assorbito sul terreno come giornalista di nera. Protagonista dei suoi romanzi un giornalista: Marco Corvino, appunto di cronaca nera, che deve vedersela con serial killer e psicopatici che si muovono in una Roma quanto mai oscura.

Le storie sono a tinte forti e Lugli non risparmia al lettore crudezze e crudeltà somministrate con un linguaggio esplicito che lascia ben poco all'immaginazione. Che dire di più? Il thriller è ben strutturato, il protagonista simpatico, le figure che si muovono di contorno credibili e ben tratteggiate. La storia ti prende e ti porta fino alla fine in un crescendo di efferatezze e colpi di scena a volte spiazzanti, a volte un po' meno, ma il lavoro non è da buttar via e con un certo compiacimento scopriamo che anche il noir italico abbraccia stili e tematiche in maniera meno provinciale e con quella durezza che ormai caratterizza il quotidiano anche dell'ex Bel Paese. Consigliato.
IDIOCENTRISMO E ALLOCENTRISMO CULTURALE L'ARTE DELLA COMUNICAZIONE CULTURALE
21/12/2016
IDIOCENTRISMO E ALLOCENTRISMO CULTURALE L'ARTE DELLA COMUNICAZIONE CULTURALE
La volontà di esaudire un desiderio stimola in noi l'Individualismo: fin da bambini ci viene insegnato – in maniere sconvenienti, più o meno velate – che l'affermazione di noi stessi deve concretizzarsi con il prevalere sugli altri.
21/12/2016
IDIOCENTRISMO E ALLOCENTRISMO CULTURALE L'ARTE DELLA COMUNICAZIONE CULTURALE

La volontà di esaudire un desiderio stimola in noi l'Individualismo: fin da bambini ci viene insegnato – in maniere sconvenienti, più o meno velate – che l'affermazione di noi stessi deve concretizzarsi con il prevalere sugli altri.

L' ”opera d'arte” per eccellenza dell'individualismo – declinata in termini sociologici – è l'affermazione della nostra personalità, e l'essere “unici” rappresenta la meta delle nostre aspettative.

L'individualismo parossistico è frutto – ahimè – della globalizzazione del Mercato moderno, che pone al primo posto i mostri ammaliatori del Capitalismo: il consumismo e il tornaconto.

Si sono così andati a dissolvere quei valori che resistevano tenacemente nelle piccole comunità, in seno alle quali la condivisione e la solidarietà erano il punto di forza per la serena convivenza degli individui che le popolavano.

Giovanni Verga – con l'episodio dell' “ostrica”, ne I Malavoglia – aveva illuminato la nostra mente ricordandoci il merito della solidarietà: finché resteremo attaccati allo “scoglio” che ci tiene uniti riusciremo a non essere divorati dai pesci voraci. 

Ho voluto partire da lontano per meglio individuare le carenze – e additarne le cause – del mondo culturale in cui noi (poeti e scrittori dilettanti allo sbaraglio) ci troviamo ad interagire.

Scusate se nel designare la nostra identità (Dilettanti), questa l'ho aggregata ad un termine  da confusionari (colorando di ridicolo l'etichetta affibbiataci da Shopenhauer), ma ritengo verosimile che la mia constatazione corrisponda allo stato attuale delle cose.

Ognuno di noi, rinchiuso nel proprio Io da competizione alla ricerca del successo personale ed appagante, è l'ostrica staccatasi dallo scoglio e in balia di falsi adulatori: Editori poco propensi alla tutela della vera Cultura e decisi solo a riempire il portafoglio, o Critici inclini ad incensare schiere di avanguardisti privi di talento ma pronti ad esaltarsi alla lettura di un commento che li glorifica come vati.

Ma chiariamo subito un punto: si vive di professionismo letterario?

Beh... nell'ambito degli autori di espressioni linguistiche non soggette alla versificazione (prosa narrativa, storiografica, didattico-scientifica, saggistico-critica, drammatica ecc.) c'è chi riesce a trarre sostentamento dalla pubblicazione delle proprie opere.

Permettetemi però di avanzare un paragone per circoscrivere la platea di quei fortunati con la penna: gli scrittori affermati (e che vivono coi soli profitti derivanti dalla vendita di romanzi, saggi o quant'altro) sono da annoverare alla stregua dei grandi campioni di uno sport di nicchia che hanno declinato in professione la loro attività ludica.

Il componimento partorito “su ordinativo” o “per emergere” spesso difetta di genuinità o di pura ispirazione. L'opera d'arte letteraria non si improvvisa senza il guizzo dell'estro creativo (che non si comanda a bacchetta) né si commissiona progettandone e delineandone i contenuti: diventerebbe una sorta di “mercanzia” e lamenterebbe l'assenza, nel proprio corpus, di ciò che la rende unica: l'intimismo dell'autore.

E il professionismo tra i poeti ?

Non conosco poeta che abbia tratto dalla propria “produzione” profitti tali da poter campare di rendita.

Carmina non dant panem, assioma attribuibile ad Orazio, pare che nessuno sia riuscito, in ogni tempo, a smentirlo.

Quindi ai poeti o scrittori senza pretese (ma carichi di nobili propositi e di motti d'animo da esternare) viene offerta un'occasione più che convincente per entusiasmarsi all'idea di essere identificati come “dilettanti della Letteratura”!

Mi accodo con convinzione a chi si auspica che l'Amore covato in petto per versi amorosi o brani avvincenti  sia “un fine” per raggiungere l'appagamento interiore e non “un mezzo” (comunque inefficace) per lucrare!

E per mirare a un fine che nei propri principi contempli il valore universale del “pensiero umano” è indispensabile unire le forze di “umani pensieri”.

Nessun uomo è un'isola; ognuno di noi, in quanto uomo, partecipa a formare il Continente Umanità.

E noi poeti e scrittori abbiamo una missione da compiere: adunare le multiformi voci che albergano dentro i nostri intelletti dando corpo al  Coro dell'Umanità”, toccasana a buon mercato in grado di soffocare il “canto stonato” del mercimonio culturale e dello smarrimento esistenziale che affliggono la Società. 

Occorre individuare via d'uscita dalla Cultura elitaria fondata su sterili personalismi, viziata dalla spocchiosa convinzione di riuscire a primeggiare e non lasciare spazio agli altri.

La chimera di essere “il migliore” o “un autore che approderà a sicuro successo” è un'ipocrisia confezionata ad arte da chi vuol trarre profitto dalle nostre fatiche facendoci credere che anche un modesto cammeo riesce ad assumere le fattezze di un prezioso gioiello.

Non intendo giungere alla conclusione di desistere dal pubblicare i nostri “pensieri”, ma facciamolo con raziocinio, con modestia e senza illuderci di dare alle stampe un futuro best seller.

Occorre essere persuasi che si cresce intellettualmente – in tutte le discipline artistiche – se ci si misura con i propri simili.

Molti giganti della Letteratura sono diventati tali sedendosi accanto ad altre menti ispiratrici.

Le intelligenze che si confrontano arricchiscono la comunità, la cui identità è rappresentata, valorizzata e resa vivace dalle suggestioni e dalle fantasie degli artisti che  esaltano il folclore, le tradizioni e i costumi delle loro contrade.

Un artista isolato rischia di sconfinare nel cinismo, nell'aridità dei sentimenti, nella dissoluzione dei valori collettivi.

Le anime adunate in un Circolo culturale sono la quintessenza dell' “unione che fa la forza”, sono scintille che provocano un incendio.

E una grande fiamma tempera le genialità, riuscendo anche ad illuminare le oscurità delle coscienze.

 

 

Roberto Mestrone

 

 

CHE COS'È LA CULTURA? P.P. PASOLINI 2.11.1975
20/12/2016
CHE COS'È LA CULTURA? P.P. PASOLINI 2.11.1975
CHE COS'È LA CULTURA? «Che cos’è la cultura di una nazione? Correntemente si crede, anche da parte di persone colte, che essa sia la cultura degli scienziati, dei politici, dei professori, dei letterati, dei cineasti ecc.: cioè che essa sia la cultura dell'intelligencija.
20/12/2016
CHE COS'È LA CULTURA? P.P. PASOLINI 2.11.1975

CHE COS'È LA CULTURA? «Che cos’è la cultura di una nazione? Correntemente si crede, anche da parte di persone colte, che essa sia la cultura degli scienziati, dei politici, dei professori, dei letterati, dei cineasti ecc.: cioè che essa sia la cultura dell'intelligencija.

Invece non è così. E non è neanche la cultura della classe dominante, che, appunto, attraverso la lotta di classe, cerca di imporla almeno formalmente. Non è infine neanche la cultura della classe dominata, cioè la cultura popolare degli operai e dei contadini. La cultura di una nazione è l'insieme di tutte queste culture di classe: è la media di esse. E sarebbe dunque astratta se non fosse riconoscibile - o, per dir meglio, visibile - nel vissuto e nell’esistenziale, e se non avesse di conseguenza una dimensione pratica. Per molti secoli, in Italia, queste culture sono stato distinguibili anche se storicamente unificate. Oggi - quasi di colpo, in una specie di Avvento - distinzione e unificazione storica hanno ceduto il posto a una omologazione che realizza quasi miracolosamente il sogno interclassista del vecchio Potere. A cosa è dovuta tale omologazione? Evidentemente a un nuovo Potere. 

[…]

Conosco, anche perché le vedo e le vivo, alcune caratteristiche di questo nuovo Potere ancora senza volto: per esempio il suo rifiuto del vecchio sanfedismo e del vecchio clericalismo, la sua decisione di abbandonare la Chiesa, la sua determinazione (coronata da successo) di trasformare contadini e sottoproletari in piccoli borghesi, e soprattutto la sua smania, per così dire cosmica, di attuare fino in fondo lo "Sviluppo": produrre e consumare.

L'identikit di questo volto ancora bianco del nuovo Potere attribuisce vagamente ad esso dei tratti "moderati", dovuti alla tolleranza e a una ideologia edonistica perfettamente autosufficiente; ma anche dei tratti feroci e sostanzialmente repressivi: la tolleranza è infatti falsa, perché in realtà nessun uomo ha mai dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore; e quanto all'edonismo, esso nasconde evidentemente una decisione a preordinare tutto con una spietatezza che la storia non ha mai conosciuto. Dunque questo nuovo Potere […] è in realtà - se proprio vogliamo conservare la vecchia terminologia - una forma "totale" di fascismo. Ma questo Potere ha anche "omologato" culturalmente l’Italia: si tratta dunque di un’omologazione repressiva, pur se ottenuta attraverso l'imposizione dell'edonismo e della joie de vivre. 

[…] 

Il nuovo fascismo non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e l'omologazione brutalmente totalitaria del mondo.


(Da una intervista rilasciata a Furio Colombo nel 1975)

Wislawa Szimborska, poetessa  (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1° febbraio 2012)
19/12/2016
Wislawa Szimborska, poetessa (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1° febbraio 2012)
Quando una poetessa come lei se ne va non si prova tristezza o un qualsiasi altro sentimento in cui malinconia, nostalgia, senso di vuoto, tristezza la fanno da padroni.
19/12/2016
Wislawa Szimborska, poetessa (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1° febbraio 2012)

Quando una poetessa come lei se ne va non si prova tristezza o un qualsiasi altro sentimento in cui malinconia, nostalgia, senso di vuoto, tristezza la fanno da padroni.

Quando una poetessa come lei se ne va si pensa soltanto a tutte le cose belle che
ci lascia in dono per sempre col suo stile inconfondibile retto su tonalità basse, in sordina.
Di lei rimangono il suo senso dell'umorismo, la diffidenza verso qualsiasi scuola e gruppo letterario, il suo stupore verso i mille miracoli dell'esistenza.
Nella rubrica letteraria che teneva e in cui rispondeva a poeti e scrittori esordienti,
spesso li esortava a lasciar perdere e a dedicarsi a un'attività ugualmente gratificante: la lettura.
Sopra ogni cosa crediamo rimanga il discorso tenuto per la consegna del Nobel per la Letteratura
tutto incentrato su quelle due parole magiche. "non so".
Anche il poeta, se è vero poeta, deve ripetere di continuo a se stesso "non so". Con ogni sua opera cerca di dare una risposta, ma non appena ha finito di scrivere già lo invade il dubbio e comincia a rendersi conto che si tratta d'una risposta provvisoria e del tutto insufficiente. Perciò prova ancora una volta e un'altra ancora, finché gli storici della letteratura non legheranno insieme prove della sua insoddisfazione di sé, chiamandole "patrimonio artistico"
Davvero straordinaria, ciao Wislawa!

AD ALCUNI PIACE LA POESIA(W.SZIMBORSKA)
Ad alcuni -
cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
Senza contare le scuole, dove è un obbligo,
e i poeti stessi,
ce ne saranno forse due su mille.
Piace -
ma piace anche la pasta in brodo,
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa,
piace averla vinta,
piace accarezzare un cane.
La poesia -
ma cos'è mai la poesia?
Più d'una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
Come alla salvezza di un corrimano.

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