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19
MARZO 2017

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AVVISO AI PARTECIPANTI ALL'8° CONCORSO CITTA' DI GROTTAMMARE
SI AVVISANO TUTTI I PARTECIPANTI ALL'8° CONCORSO CITTA' DI GROTTAMMARE CHE LE PREMIAZIONI AVVERRANNO SABATO 6 MAGGIO 2017 A PARTIRE DALLE ORE 15.30 PRESSO LA SALA KURSAAL DEL COMUNE DI GROTTAMMARE(AP)
17
GENNAIO 2017

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ISCRIVERSI ALLA PELASGO? NIENTE E' IMPOSSIBILE! PROVATECI...
Campagna tesseramenti 2017: che aspetti?
24
DICEMBRE 2016

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RICEVIAMO DA ALCUNI AMICI
Durante un bellissimo viaggio di amicizia, abbiamo scattato questa foto, eravamo ad Atanga, distretto di Gulu, Nord Uganda... visitavamo una scuola materna. I bambini erano felicissimi dei regali che avevamo portato loro... tra cui la T-shirt di Pelasgo.












I PRIMI DATI DELL' 8°CONCORSO CITTA' DI GROTTAMMARE-PRESIDENZA:FRANCO LOI.
23/03/2017
I PRIMI DATI DELL' 8°CONCORSO CITTA' DI GROTTAMMARE-PRESIDENZA:FRANCO LOI.
I PRIMI DATI SULLA STRAORDINARIA PARTECIPAZIONE CHE HA CONTRADDISTINTO L'OTTAVA EDIZIONE:
23/03/2017
I PRIMI DATI DELL' 8°CONCORSO CITTA' DI GROTTAMMARE-PRESIDENZA:FRANCO LOI.

I PRIMI DATI SULLA STRAORDINARIA PARTECIPAZIONE CHE HA CONTRADDISTINTO L'OTTAVA EDIZIONE:

 

IN CONCORSO:


POESIA IN LINGUA                     N. 363

POESIA IN DIALETTO                 N. 105

RACCONTI/SAGGI BREVI            N. 157

LIBRO EDITO – POESIA               N. 97

LIBRI EDITO – SAGGIO               N. 46

LIBRO EDITO – NARRATIVA        N. 204

 

 

TOTALE OPERE                         N. 972

 

 

 

STIAMO REMANDO TUTTI NELLA STESSA DIREZIONE?
20/03/2017
STIAMO REMANDO TUTTI NELLA STESSA DIREZIONE?
Stiamo remando tutti nella stessa direzione? Domanda riferita naturalmente all'ambito culturale e in prima battuta ai cosiddetti operatori culturali. O, se vogliamo dirla tutta, a noi associazioni che siamo impegnate in prima linea in questo sforzo sempre più immane di tenere in piedi un settore che scricchiola davvero di brutto. Se in periodi di crisi economica il “buon” Marchionne espatria in Usa, o in Canada, o in Serbia, o … fate voi, l'operatore culturale tipo Pelasgo non può alzarsi la mattina, caricare le sue scartoffie, i suoi bravi volumi di poesia, la sua piccola stilografica,
20/03/2017
STIAMO REMANDO TUTTI NELLA STESSA DIREZIONE?

Stiamo remando tutti nella stessa direzione? Domanda riferita naturalmente all'ambito culturale e in prima battuta ai cosiddetti operatori culturali. O, se vogliamo dirla tutta, a noi associazioni che siamo impegnate in prima linea in questo sforzo sempre più immane di tenere in piedi un settore che scricchiola davvero di brutto. Se in periodi di crisi economica il “buon” Marchionne espatria in Usa, o in Canada, o in Serbia, o … fate voi, l'operatore culturale tipo Pelasgo non può alzarsi la mattina, caricare le sue scartoffie, i suoi bravi volumi di poesia, la sua piccola stilografica,

salutare tutti i parenti e gli amici e …  ricominciare una nuova vita culturale magari in Nuova Zelanda(citiamo questo paese perché un nostro anziano collega aveva studiato a fondo il Paese in cui trascorrere gli ultimi anni e dopo attento studio aveva individuato la patria All Blacks per una serie di motivi ora lunghi da spiegare in queste poche righe).

E già, l'operatore culturale resta al suo posto a combattere, a cercare di risalire e di far risalire la china, a far quadrare i pochi euro a disposizione.

Si lavora sul territorio, si lavora per il presente e soprattutto per il futuro, si lavora per dare dignità alle nostre vite e a quelle di coloro che vivono con noi, anche se spesso neanche se ne accorgono, almeno all'inizio.

Torniamo però alla domanda iniziale.

Remiamo tutti nella stessa direzione?

La nostra esperienza, come Pelasgo, ci ha portato a contatto con una molteplicità di realtà associative, nella quasi totalità sostenute da personalità davvero notevoli sia per quanto concerne la preparazione che sotto l'aspetto della motivazione.

Persone davvero encomiabili sotto ogni punto di vista che però... 

Ecco, qui c' è da scrivere un però, per rilevare come a volte ciascuno resti ancorato al proprio orticello più o meno grande, come a volte trattandosi  di proprie iniziative ci si faccia in quattro, quando poi è l'altra associazione...beh, ci siamo capiti.

Quello che sarebbe auspicabile è il poter operare in rete, collaborando insieme a quello che poi è  l'obiettivo comune, o no?

 

50 SFUMATURE D’AMORE. LA VIOLENZA SULLE DONNE...
16/03/2017
50 SFUMATURE D’AMORE. LA VIOLENZA SULLE DONNE...
“D’amore non si muore” cantava Giovanni Colone alias “Massimo Ranieri nella sua “Rose Rosse per te”. Quarantasei anni dopo l’uscita del brano che ha conquistato il cuore degli italiani, la musica sembra non essere più la stessa.
16/03/2017
50 SFUMATURE D’AMORE. LA VIOLENZA SULLE DONNE...

“D’amore non si muore” cantava Giovanni Colone alias “Massimo Ranieri nella sua “Rose Rosse per te”. Quarantasei anni dopo l’uscita del brano che ha conquistato il cuore degli italiani, la musica sembra non essere più la stessa.

Nel mio lavoro di cronista, capita quotidianamente di raccontare storie di vita ai margini della realtà; molte di esse hanno come comune denominatore la violenza.  Dallo stalking al femminicidio: basta aprire il giornale, di mattina, per scoprire che ancora una giovane è stata violentata; una moglie, picchiata; una ex compagna, ammazzata.

In Italia, ogni tre giorni una donna viene uccisa in nome di un amore finito o mai corrisposto. Al di fuori dei confini nazionali, la casistica ha cifre ben più spaventose. Alcuni studi condotti dall’organizzazione internazionale WomanStats  hanno rivelato  che nel mondo è ancora in atto un’ostinata guerra contro la donna. Africa orientale, Asia centrale e sud-est Asiatico sono le regioni a più alta criticità. Lo testimonia la storia di Gulnaz, la giovane afghana che, dopo 12 anni trascorsi in carcere a scontare la pena cui sono costrette le vittime di stupro, ha deciso di sposare l’uomo che l’ha violentata. Il motivo? Recuperare l’onore perduto. Gulnaz, rimasta incinta del suo aguzzino, venne infatti ripudiata da famiglia e amici. Per fortuna, non mancano  storie a lieto fine. E sono proprio quelle a cui voglio dare voce, attraverso il racconto di chi le ha vissute sulla propria pelle. Bellissima e raggiante, sebbene l’acido le abbia deturpato il volto, Lucia Annibali è l’esempio da cui tutti dovremmo trarre insegnamento. Una vita felice quella dell’ avvocatessa 35enne fino a quel maledetto 6 aprile 2013. “Possono togliermi il mio viso, ma non la voglia di ricominciare” aveva detto Lucia lo scorso 8 marzo, mentre - in occasione della festa della donna – l’ex Presidente Napolitano le conferiva la carica di Cavaliere al merito della Repubblica. Un riconoscimento alla forza e al coraggio delle donne che da Roma approda nel comune di  Grottammare grazie all’Associazione culturale Pelasgo 968 che per il 6° anno consecutivo presenta il Concorso letterario in cui saranno premiate le migliori poesie e prose dedicate al sociale. Tra queste, anche “L’Ultima parola” di Daniele Donati. Il racconto breve si è aggiudicato il Premio Narrativa Cub Unesco San Benedetto del Tronto. Obiettivo, cambiare un poco alla volta la realtà che ci circonda. E farlo attraverso la scrittura, la musica, l’arte e la cultura. Perché non sia la violenza ad avere “l’ultima parola”. 

 

Jessica Balestra

CI RIMANGO MALE...
15/03/2017
CI RIMANGO MALE...
Ci rimango male, quando la gente definisce il dialetto una “lingua di serie B”. Ci rimango male, quando i Poeti (quelli veri, con la P maiuscola) anziché scrivere le loro emozioni, allineati e coperti dietro le uniformi uniformanti della lingua italiana, non rompono le righe seguendo il loro primo istinto,
15/03/2017
CI RIMANGO MALE...

Ci rimango male, quando la gente definisce il dialetto una “lingua di serie B”. Ci rimango male, quando i Poeti (quelli veri, con la P maiuscola) anziché scrivere le loro emozioni, allineati e coperti dietro le uniformi uniformanti della lingua italiana, non rompono le righe seguendo il loro primo istinto,

quello che trasmette l’emozione dell’immediatezza attraverso quella scorciatoia che mette in comunicazione i pensieri con la parola: il dialetto.

Ci rimango male, se vedo che chi salta il fosso dell’omologazione, non trova chi possa risolvere i dubbi che vengono quando si vuole trasformare in forme grafiche un suono: il dolce suono delle parole dialettali. Sono pochissimi i centri culturali dove si “insegna dialetto”: segno di mancanza di fondi, e/o mancanza di capacità e di interesse?

Ci rimango male, quando mi rendo conto che sono pochi quelli che cercano di risolvere quei dubbi: pensano che non esistano regole e scrivono di conseguenza, usando lessico, sintassi e ortografia approssimate alle loro capacità. Forse sono loro che innescano quel meccanismo perverso che si innesca leggendo composizioni “scritte male” e che quindi abbassano il livello della qualità del linguaggio? Lo fanno perché non c’è chi insegna, o perché si sentono “imparati”?

Ci rimango male, esaminando centinaia di poesie in tutti i dialetti d’Italia e constatando che la maggior parte dei poeti riserva al vernacolo solo un certo tipo di sensazioni, argomenti, emozioni: quelle legate ai ricordi, alla tradizione, a fatterelli più o meno ironici. Difficilmente vengono affrontati temi Alti e Grandi, come se esprimersi in dialetto impedisse di esplicitare concetti sociali o politici, filosofici o religiosi, intimisti o universali.

Ci rimango male, quando vedo che i Poeti con la P maiuscola: quelli che raggiungono altissimi livelli di espressione curando sia la tecnica che il sentimento (che è la sola condizione in cui si possa parlare di Vera Poesia), vengano quasi messi da parte o esibiti come comprimari nelle varie premiazioni o recensioni. Mi accade, purtroppo è la regola, di assistere alle premiazioni dei concorsi e vedere che i premi e le premiazioni dei concorrenti siano sempre in funzione di un’attenzione maggiore per chi si esprime in lingua anziché in dialetto. Come se l’impegno nella ricerca, nell’approfondimento, nel mantenimento e nella diffusione dei dialetti, passasse in secondo piano rispetto alla facilità di espressione, all’inutile complicazione dello scritto rispetto al parlato e alla desolante omologazione delle forme e dei contenuti, di chi si esprime in italiano.

Ci rimango male, vedendo che nel “mare magnum” della poesia, i pochi “rari nantes” non vengono soccorsi perché destinati comunque ad essere perduti. È vero che  battersi per il dialetto è una battaglia di retroguardia, perché comunque la guerra si sta perdendo ed è solo questione di tempo la sparizione degli idiomi locali? A favore di che? Di una lingua sempre più sgrammaticata, sempre meno pura, sempre più appiattita come la sua poesia?

Ci rimango male quando le mie idee vengono bollate come faziose e preconcette: anni di esperienza diretta e approfondita sull’argomento, mi autorizzano ad esprimere certi concetti senza paura di essere smentito. Forse i faziosi sono quelli che non si rendono conto di far male alla poesia. (“… soffio leggero de pensiero umano/ amica che ce pija pe la mano/ e ciarigala sogno e fantasia.”)

Ci rimango male a dover fare certe considerazioni. Ci rimango molto male.

                                                                    Maurizio Marcelli

 

 

 

BEATRICE(BICE) PIACENTINI RINALDI: UNA GRANDE POETESSA SAMBENEDETTESE
10/03/2017
BEATRICE(BICE) PIACENTINI RINALDI: UNA GRANDE POETESSA SAMBENEDETTESE
Non molti, al di fuori del Piceno, conoscono la figura e l'opera di Bice Piacentini che al contrario costituisce un vero e proprio “monumento” per ogni sambenedettese. Vissuta nella seconda metà del 1800 e morta nel 1942, è stata la poetessa che ha saputo elevare il dialetto locale a vera e propria lingua letteraria attraverso soprattutto i suoi sonetti in cui ha ritratto la vita del popolo di quegli anni.
10/03/2017
BEATRICE(BICE) PIACENTINI RINALDI: UNA GRANDE POETESSA SAMBENEDETTESE

Non molti, al di fuori del Piceno, conoscono la figura e l'opera di Bice Piacentini che al contrario costituisce un vero e proprio “monumento” per ogni sambenedettese. Vissuta nella seconda metà del 1800 e morta nel 1942, è stata la poetessa che ha saputo elevare il dialetto locale a vera e propria lingua letteraria attraverso soprattutto i suoi sonetti in cui ha ritratto la vita del popolo di quegli anni.

Proprio per questo la sua opera acquista un valore quasi antropologico nell'averci lasciato un ritratto fedelissimo di quegli anni e di quel tipo di società: senza di lei quel mondo sarebbe stato condannato al dimenticatoio.

Invece, a distanza di oltre cento anni, il marinaio, la sposa, la vecchierella, la famiglia di quei tempi continua a mostrarsi con una vitalità davvero unica.

La scelta di usare il dialetto fu la decisione di abbracciare una sorta di canone verista nel ritrarre un ambito sociale che narrato in lingua dotta non avrebbe assunto la vividezza raggiunta nell'opera della Piacentini.

Di lei, autrice dei Sonetti marchigiani, rimane l'appassionata dichiarazione d'amore nei confronti della sua città: San Benedetto, definito il più bel paese del mondo.

 

 

 

 

SAMMENEDETTE




Lu mònne 'ntire pù pure ggèrà

        lu mònne 'ntire comma sta piantate,

        e quanne scillu tutte reggerate,

        revì jècche e tte sinte ricrìa.



Quiste jè nu paèse 'ffatturate;

         se lu sci viste 'n te lu pù scurdà

         e lu frastìre che cca capetate

         ce revè, preste u tarde, 'n ce penzà! 



J'atre pajìce ce pò pure dì!

         Appitt'a nnuje, ccuse 'nn'arèvente

         jècche ji murte ji fa rebbevì!



Sammenedètte, care bbille mì,

           lu mare, tune jè lu ppiù lucènte,

           lu cìle tùne jè lu ppiu ttrecchì!





Beatrice Piacentini - Rinaldi

8 MARZO
08/03/2017
8 MARZO
Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso sei un granello di colpa anche agli occhi di Dio malgrado le tue sante guerre per l'emancipazione.
08/03/2017
8 MARZO

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso sei un granello di colpa anche agli occhi di Dio malgrado le tue sante guerre per l'emancipazione.

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso

sei un granello di colpa

anche agli occhi di Dio

malgrado le tue sante guerre

per l'emancipazione.

Spaccarono la tua bellezza

e rimane uno scheletro d'amore

che però grida ancora vendetta

e soltanto tu riesci

ancora a piangere,

poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,

poi ti volti e non sai ancora dire

e taci meravigliata

e allora diventi grande come la terra

e innalzi il tuo canto d'amore.


Alda Merini



 

CHE COS'È LA CULTURA? P.P. PASOLINI 2.11.1975
05/03/2017
CHE COS'È LA CULTURA? P.P. PASOLINI 2.11.1975
CHE COS'È LA CULTURA? «Che cos’è la cultura di una nazione? Correntemente si crede, anche da parte di persone colte, che essa sia la cultura degli scienziati, dei politici, dei professori, dei letterati, dei cineasti ecc.: cioè che essa sia la cultura dell'intelligencija.
05/03/2017
CHE COS'È LA CULTURA? P.P. PASOLINI 2.11.1975

CHE COS'È LA CULTURA? «Che cos’è la cultura di una nazione? Correntemente si crede, anche da parte di persone colte, che essa sia la cultura degli scienziati, dei politici, dei professori, dei letterati, dei cineasti ecc.: cioè che essa sia la cultura dell'intelligencija.

Invece non è così. E non è neanche la cultura della classe dominante, che, appunto, attraverso la lotta di classe, cerca di imporla almeno formalmente. Non è infine neanche la cultura della classe dominata, cioè la cultura popolare degli operai e dei contadini. La cultura di una nazione è l'insieme di tutte queste culture di classe: è la media di esse. E sarebbe dunque astratta se non fosse riconoscibile - o, per dir meglio, visibile - nel vissuto e nell’esistenziale, e se non avesse di conseguenza una dimensione pratica. Per molti secoli, in Italia, queste culture sono stato distinguibili anche se storicamente unificate. Oggi - quasi di colpo, in una specie di Avvento - distinzione e unificazione storica hanno ceduto il posto a una omologazione che realizza quasi miracolosamente il sogno interclassista del vecchio Potere. A cosa è dovuta tale omologazione? Evidentemente a un nuovo Potere. 

[…]

Conosco, anche perché le vedo e le vivo, alcune caratteristiche di questo nuovo Potere ancora senza volto: per esempio il suo rifiuto del vecchio sanfedismo e del vecchio clericalismo, la sua decisione di abbandonare la Chiesa, la sua determinazione (coronata da successo) di trasformare contadini e sottoproletari in piccoli borghesi, e soprattutto la sua smania, per così dire cosmica, di attuare fino in fondo lo "Sviluppo": produrre e consumare.

L'identikit di questo volto ancora bianco del nuovo Potere attribuisce vagamente ad esso dei tratti "moderati", dovuti alla tolleranza e a una ideologia edonistica perfettamente autosufficiente; ma anche dei tratti feroci e sostanzialmente repressivi: la tolleranza è infatti falsa, perché in realtà nessun uomo ha mai dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore; e quanto all'edonismo, esso nasconde evidentemente una decisione a preordinare tutto con una spietatezza che la storia non ha mai conosciuto. Dunque questo nuovo Potere […] è in realtà - se proprio vogliamo conservare la vecchia terminologia - una forma "totale" di fascismo. Ma questo Potere ha anche "omologato" culturalmente l’Italia: si tratta dunque di un’omologazione repressiva, pur se ottenuta attraverso l'imposizione dell'edonismo e della joie de vivre. 

[…] 

Il nuovo fascismo non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e l'omologazione brutalmente totalitaria del mondo.


(Da una intervista rilasciata a Furio Colombo nel 1975)

Au revoir, A.
04/03/2017
Au revoir, A.
Ti fiondasti da lui col “bateau” dove ti svelavi bramoso di uscire in mare aperto, lontano dal degrado del porto, per mondarti e ritrovare te stesso rinnovato e puro. E lui, pur vizioso maestro, fu convinto a tuffarsi in abissi che senza di te non avrebbe mai esplorato. Sacrificò tutto ciò che gli era stato caro: non poteva esistere senza di te.
04/03/2017
Au revoir, A.

Ti fiondasti da lui col “bateau” dove ti svelavi bramoso di uscire in mare aperto, lontano dal degrado del porto, per mondarti e ritrovare te stesso rinnovato e puro. E lui, pur vizioso maestro, fu convinto a tuffarsi in abissi che senza di te non avrebbe mai esplorato. Sacrificò tutto ciò che gli era stato caro: non poteva esistere senza di te.

E tu lo convincesti che una vita di depravazione è per un poeta il miglior incentivo. Scappaste a Londra e trovaste l’uno nell’altro la completezza perfetta, il risarcimento di quello che avevate sofferto, fino a quando i litigi presero il sopravvento sulle riappacificazioni e tutto si concluse col colpo di pistola a Bruxelles. Alla sua uscita di prigione, un fugace incontro per non vederlo mai più e rinunciare per sempre alla poesia. Tu, che ci donasti capolavori della Letteratura mondiale, che con la tua poesia ci invitavi a ricongiungerci al nocciolo più puro dell’essere, a cercare una magari momentanea illuminazione. Tu, che esploravi percorsi spaventosi cercando di arrivare alla percezione dell’Assoluto, saresti scomparso nell’Africa più nera, commerciante e trafficante d’armi frodato da Menelik senza sapere che a Parigi i giovani ti chiamavano Maestro. Poi quel tremendo male alla gamba, tu, l’uomo dalle suole di vento, che avevi girato a piedi tutta l’Europa. Settimane di viaggio su una lettiga di fortuna con indicibili dolori per arrivare ad Aden e imbarcarsi per Marsiglia dove la gamba te la taglieranno. Ancora sofferenze che smetteranno solo quando spirerai e potrai ritornare a casa per essere sepolto qui dove sono passato a salutarti. Non c’è anima viva nei pressi e dubito che nemmeno tu sia contento di quest’ultima dimora nella landa piovosa che t’ha visto nascere dal momento che non hai fatto altro che fuggirne. Amavi il sole e avresti voluto una tomba ad Aden, di fronte al mare, ma non avrai il rumore delle onde a farti compagnia. Solo pioggia, umidità e freddo. Io sono fortunato, giornate così non ce ne sono molte nelle Ardenne, e questo pomeriggio il sole c’è e le rondini garriscono nel cielo azzurro. Ti sia lieve la terra, Arthur Rimbaud. Esco dal cimitero deserto lasciandoti lì, solo, in questo silenzio.

 

 

 

Willy Piccini

SOGNI DI CARTA: OVVERO IL BUSINESS MILIONARIO DEI CONCORSI LETTERARI.
04/03/2017
SOGNI DI CARTA: OVVERO IL BUSINESS MILIONARIO DEI CONCORSI LETTERARI.
Lo spunto ce lo da un articolo di Repubblica dal titolo abbastanza esplicativo: SOGNI DI CARTA A PESO D'ORO ECCO IL BUSINESS MILIONARIO DELLA PREMIOPOLI DEI LIBRI. Due bei paginoni in cui si analizza il fenomeno dei circa 1800 concorsi letterari italiani, fenomeno che non ha eguali in nessun altro Paese al mondo e...
04/03/2017
SOGNI DI CARTA: OVVERO IL BUSINESS MILIONARIO DEI CONCORSI LETTERARI.

Lo spunto ce lo da un articolo di Repubblica dal titolo abbastanza esplicativo: SOGNI DI CARTA A PESO D'ORO ECCO IL BUSINESS MILIONARIO DELLA PREMIOPOLI DEI LIBRI. Due bei paginoni in cui si analizza il fenomeno dei circa 1800 concorsi letterari italiani, fenomeno che non ha eguali in nessun altro Paese al mondo e...

che ci vede direttamente coinvolti in quanto anche noi della Pelasgo ci dilettiamo col sopracitato business milionario. 

Un po' di numeri: 5 competizioni al giorno, un giro d'affari(!?) che supera gli 11 milioni euro, decine di riconoscimenti collezionati nei curricula dagli scrittori che non valgono nulla, 10 milioni di euro i contributi pubblici ai premi letterari, 3,4 miliardi il fatturato delle oltre 7000 case editrici italiane...e poi dicono che gli italiani non leggono e non prendono mai in mano un libro. Bancarella, Campiello, Bagutta, Viareggio, Grinzane(!?), le punte di diamante di un fenomeno davvero da record. Tutto molto interessante ai nostri occhi; vengono inoltre riferite le esperienze di autori, ora famosi, che dopo anni di inutili concorsi hanno alla fine gettato tutto ed ora sono rinati con un bel contratto di una casa editrice e con l'aver rimpinguato cospicuamente il conto in banca. Ecco poi comparire un povero poeta che dopo aver partecipato ad un concorso si è ritrovato invitato ad altri cento: “che ci sia uno scambio di nominativi?” si chiede con fanciullesca ingenuità. Ah, dimenticavamo, il Grinzane dei bei tempi usufruiva di circa 5 milioni di euro da parte di fondazioni bancarie ed altri enti, il tutto nell'interesse della cultura s'intende. Andiamo per ordine. Punto 1: se praticate la scrittura e volete diventare famosi, far soldi, ecc.ecc. non partecipate a piccoli concorsi tipo il nostro a Grottammare, non vi chiederemo soldi per pubblicare ma non avrete neanche una porta spalancata. Punto 2: che partecipo a fare? Vi chiederete allora. Solo per il gusto di confrontarvi con altri poeti, per conoscerli nella giornata conclusiva, per scambiarvi opinioni e pareri con noi della Pelasgo, per conoscere Grottammare, il Piceno, la nostra accoglienza. Troppo poco? Allora vi consigliamo il Bagutta, il Campiello, eccetera. Punto 3: è vero, molti concorsi nascono con scopi speculativi e nulla a che vedere con la cultura, molti sono a rimorchio della politica, molti delle case editrici, qui però entra in ballo l'intelligenza dello scrittore. Se i vostri scopi sono quelli di far carriera, beh, tornate al punto 1, se invece volete confrontarvi, migliorarvi, incontrarvi, basta scambiare qualche opinione con i colleghi che già si sono cimentati in più di un concorso, basta girare un po' nei siti dei vari premi e vi renderete subito conto direttamente. Per quanto ci riguarda noi di Grottammare proseguiremo per la nostra strada: che volete farci, siamo degli inguaribili romantici, ah, pillola di saggezza finale: più soldi girano più... “e ho detto tutto!” diceva il grande Peppino De Filippo.

Patrick Modiano, autore francese nato nel 1945, premio Nobel per la letteratura 2014.
02/03/2017
Patrick Modiano, autore francese nato nel 1945, premio Nobel per la letteratura 2014.
L’Accademia Svedese ha motivato il riconoscimento “per l’arte della memoria con cui ha evocato i destini umani più inafferrabili e svelato la vita e il mondo dell’Occupazione“. Modiano è uno dei narratori francesi più di successo, sia di pubblico che di acclamazione critica. Nonostante l’enorme seguito raggiunto in Francia e in molti altri Paesi, rimane tutt’ora un personaggio piuttosto schivo, lontano dai riflettori, e raramente concede interviste.
02/03/2017
Patrick Modiano, autore francese nato nel 1945, premio Nobel per la letteratura 2014.

L’Accademia Svedese ha motivato il riconoscimento “per l’arte della memoria con cui ha evocato i destini umani più inafferrabili e svelato la vita e il mondo dell’Occupazione“. Modiano è uno dei narratori francesi più di successo, sia di pubblico che di acclamazione critica. Nonostante l’enorme seguito raggiunto in Francia e in molti altri Paesi, rimane tutt’ora un personaggio piuttosto schivo, lontano dai riflettori, e raramente concede interviste.

L’avvio della carriera letteraria di Patrick Modiano è stato improvviso quanto fortunato: dopo un’infanzia e un’adolescenza piuttosto travagliate, segnate dall’assenza quasi costante dei genitori, da alcuni lutti e da sistemazioni mai del tutto stabili, viene notato, all’età di 15 anni, da Raymond Queneau, amico della madre, che ne intuisce le capacità e lo introduce nel milieu dell’editore Gallimard. Proprio con questa casa editrice nel 1967 pubblica il suo primo romanzo, La Place de l’Étoile. Da quel momento la sua produzione letteraria è stata notevole, sia nella mole che nella qualità: nel 1972, a soli 27 anni, vince il Grand prix du roman dell’Accademie Française con Les Boulevards de ceinture e nel 1978 il prestigiosissimo premio Goncourt per il suo romanzo Rue des boutiques obscures.Una carriera nata precocemente, ma presto consolidatasi nel tempo per durare a lungo, come ammette Patrick Modiano stesso: ”Non ho mai pensato di fare nient’altro nella vita, ma non avevo un diploma né altri obiettivi specifici. Ma è dura per un giovane scrittore iniziare così presto. In effetti preferisco non leggere i miei primi libri: non che non li ami, ma non mi ci riconosco più.“Il tema dell’identità è proprio uno degli argomenti principali dei suoi romanzi, che si intrecciano ad altre variazioni come la ricerca del sé e delle relazioni che definisco l’uomo, e poi la memoria, il tempo, la paternità: fondamentale a riguardo è il romanzo Un pedigree (pubblicato in Italia da Einaudi), che con toni quasi autobiografici racconta l’esperienza di un’infanzia sospesa fra assenza ed estraneità nella Parigi occupata dai nazisti. Proprio l’Occupazione e il senso della Storia nel definire i destini individuali è un’altra tematica ricorrente nei romanzi e nei racconti di Patrick Modiano. Sullo sfondo delle sue storie, poi, c’è sempre Parigi, quella più misteriosa e sconosciuta, quella più intima e appartata. Fra le sue opere significative, tutte condotte con uno stile terso, elegante e suggestivo, si possono segnalare Dora Bruder (edito da Guanda), su una quindicenne ebrea che scompare nelle periferie parigine nel 1941 per poi riapparire misteriosamente, e Nel caffé della gioventù perduta (Einaudi), anche qui con l’indagine su una giovane ragazza condotta attraverso diverse voci che ne ricostruiscono l’identità in altrettanti modi diversi. Accanto alla narrativa, Modiano si è occupato anche di sceneggiature e di racconti per l’infanzia; da alcune sue opere sono stati tratti anche dei film, come Il profumo di Yvonne di Patrice Leconte del 1993. Il suo ultimo romanzo pubblicato in Italia è L’orizzonte, nel 2012, anche questa una storia a ritroso in un passato misterioso nato da un amore brevissimo e da una fuga inspiegabile, alla ricerca di ricordi a cui aggrapparsi con forza per scacciare i fantasmi della vita.
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