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MAGGIO 2016

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AVVISO AI PARTECIPANTI AL 7° CONCORSO CITTA' DI GROTTAMMARE
SI AVVISANO TUTTI I PARTECIPANTI AL 7° CONCORSO CITTA' DI GROTTAMMARE CHE LE PREMIAZIONI AVVERRANNO SABATO 7 MAGGIO 2016 A PARTIRE DALLE ORE 15.30 PRESSO LA SALA KURSAAL DEL COMUNE DI GROTTAMMARE(AP)
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APRILE 2016

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ISCRIVERSI ALLA PELASGO? NIENTE E' IMPOSSIBILE! PROVACI...
Campagna tesseramenti 2016: che aspetti?
16
APRILE 2016

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ENTRO IL 18 APRILE SARANNO COMUNICATE LE GRADUATORIE DEL 7° CONCORSO CITTA' DI GROTTAMMARE
Entro il 18 Aprile 2016 saranno comunicate le classifiche delle varie sezioni in cui è suddiviso il 7° CONCORSO CITTA' DI GROTTAMMARE. Entro il 23 Aprile gli Autori selezionati riceveranno comunicazione a mezzo mail, lettera o telefonata del risultato conseguito.












BUONA GIORNATA DALLA PELASGO 968 DI GROTTAMMARE!
29/09/2016
BUONA GIORNATA DALLA PELASGO 968 DI GROTTAMMARE!
Secondo ricerche storiche di cui si ha traccia negli scritti dello Speranza(Il Piceno) e del Mascaretti(Memorie storiche), il nome Ischia (sulla destra del Tesino vi era un castello con tale nome) compare nei Registri Episcopali Firmani a partire dal 968.
29/09/2016
BUONA GIORNATA DALLA PELASGO 968 DI GROTTAMMARE!

Secondo ricerche storiche di cui si ha traccia negli scritti dello Speranza(Il Piceno) e del Mascaretti(Memorie storiche), il nome Ischia (sulla destra del Tesino vi era un castello con tale nome) compare nei Registri Episcopali Firmani a partire dal 968.

Lo stesso storico Speranza, nota come il nome Ischia è sicuramente derivante dai Pelasgi, antica popolazione proveniente dall’Asia minore che invase le diverse regioni europee fino al IX secolo avanti Cristo, periodo in cui molti studiosi fanno risalire il loro arrivo nel Piceno.
LINGUA, LINGUAGGI E POETI
26/09/2016
LINGUA, LINGUAGGI E POETI
Circa due anni or sono, l'amico scrittore e poeta Franco Campegiani partecipando con me - su un noto blog letterario – ad una discussione sul linguaggio poetico, asseriva che “ Il fruitore - così come il critico, che è solo un fruitore più esperto e smaliziato - dovrebbe avvicinarsi all'opera con altrettanta potenza spirituale, leggendola tra le righe e risalendo dal prodotto(testo, quadro, scultura o altro) alle fonti archetipe da cui è generata “.
26/09/2016
LINGUA, LINGUAGGI E POETI

Circa due anni or sono, l'amico scrittore e poeta Franco Campegiani partecipando con me - su un noto blog letterario – ad una discussione sul linguaggio poetico, asseriva che “ Il fruitore - così come il critico, che è solo un fruitore più esperto e smaliziato - dovrebbe avvicinarsi all'opera con altrettanta potenza spirituale, leggendola tra le righe e risalendo dal prodotto(testo, quadro, scultura o altro) alle fonti archetipe da cui è generata “.

 

Anche Benedetto Croce nella sua Estetica testimonia che “l’attività giudicatrice, che critica e riconosce il Bello, s’identifica con quella che lo produce. La differenza consiste soltanto nella diversità delle circostanze, perché una volta si tratta di produzione e l’altra di riproduzione estetica.

L’attività che giudica si dice gusto; l’attività produttrice, genio: genio e gusto sono, dunque, sostanzialmente identici”.

Orbene, appurato che queste affermazioni sottendono valenze sulla cui positività tutti si troverebbero in accordo, desidero qui condurre il discorso verso un sentiero tracciato da poeti (molti) e scrittori (meno numerosi) di fresca generazione, epigoni delle avanguardie letterarie del secolo scorso.

Quanti di loro adottano un linguaggio “comprensibile” a tutti?

E come riesce il Critico a districare bandoli di matasse che frequentemente il più attento ed illuminato lettore non riesce a sbrogliare, perdendosi nella caducità di prose criptiche o versi ampollosi e densi di neologismi, disposti in costrutti palesemente arzigogolati?

Ivi, oltre che non albergare la coscienza del Bello, neppure v'è traccia

dell'Arte del Comunicare.

L'istinto naturale del linguaggio dà ad ognuno di noi la possibilità di trasmettere conoscenze, informazioni ed emozioni ai propri simili.

Non esisterebbe una società umana cosciente e ben organizzata senza equilibrate capacità espressive.

Lingue e dialetti appartengono a gruppi di uomini e popoli che, attraverso secolari vicende, si sono costituiti a formare paesi, città e nazioni che condividono valori, ideali e tradizioni comuni.

Il linguaggio umano presenta due aspetti tra loro complementari: quello individuale e quello sociale.

Restando nelle nostre contrade, e a mo' di esempio, Dante o Manzoni negli attimi espressivi in cui tratteggiano se stessi rappresentano un atto individuale di fronte alla lingua parlata dell'Itala gente.

Nell'ottica individuale un'espressione acquista maggior valore quanto più è personale e inconfondibile.

Sotto l'aspetto sociale, d'altra parte, l'espressione dovrebbe conformarsi in tutti gli individui della comunità, affinché tra loro possa crearsi un canale comunicativo chiaro e completo.

Il poeta che tenta di affascinare il lettore circuendolo con neologismi estetizzanti, edonistici o contemplativi – dall'impronta spesso goffa – riesce soltanto a mortificarne l'intelletto, ma non a conquistarne il cuore.

Il clone di un “m e r i g g i a r e pallido e assorto” andrebbe a spiaccicarsi tra le facce untuose di un “t r a m e z z i n o” di dannunziana fattura mentre l'accorto Montale, ligio alle forme e allo stile di una lingua nitida, oggi manipolata con estrema leggerezza, sorriderebbe leggendo strofe strapazzate da inconsulti, roboanti vocaboli.

E il Critico?

Deve stare accorto a non incensare opere che si fregiano di “nuovo” indossando parole o locuzioni eccentriche, mirabolanti, ma che sono incomprensibili ai più.

L'intimismo individuale – declinato in autentici versi o in brani virtuosi – non ha bisogno di addobbi: deve presentarsi sul palco della Letteratura con la genuinità e la purezza che odora di “umano” poiché è limpido fiotto delle scaturigini universali.

E dice bene Campegiani quando afferma che il Critico “... debba possedere qualità di poeta, o comunque di uomo non solo interessato, ma direttamente coinvolto nei fenomeni e nei processi creativi.

Ma spesso – e ciò lo rileviamo nel contesto di ogni forma d'Arte – un processo creativo condotto in porto con maliziosi artifici lo si spaccia per brillante intuizione. E il messaggio che si trasmette diventa ingannevole, artefatto, adombrato da stratagemmi che nulla hanno a che fare con le candide pulsioni dell'anima.

Come poeti ci resta allora solo da fare la “Poesia onesta”, se non vogliamo incorrere nella tirata d'orecchi nietzschiana: “… il poeta, presuntuoso, patetico, importuno, come sono soliti esserlo i poeti, questa persona che sembra satura di possibilità e di grandezza, anche di grandezza etica, e che tuttavia, nella filosofia dell’azione e della vita, raramente giunge alla comune onestà... “.

 

 

Roberto Mestrone

STIAMO REMANDO TUTTI NELLA STESSA DIREZIONE?
18/09/2016
STIAMO REMANDO TUTTI NELLA STESSA DIREZIONE?
Stiamo remando tutti nella stessa direzione? Domanda riferita naturalmente all'ambito culturale e in prima battuta ai cosiddetti operatori culturali. O, se vogliamo dirla tutta, a noi associazioni che siamo impegnate in prima linea in questo sforzo sempre più immane di tenere in piedi un settore che scricchiola davvero di brutto. Se in periodi di crisi economica il “buon” Marchionne espatria in Usa, o in Canada, o in Serbia, o … fate voi, l'operatore culturale tipo Pelasgo non può alzarsi la mattina, caricare le sue scartoffie, i suoi bravi volumi di poesia, la sua piccola stilografica,
18/09/2016
STIAMO REMANDO TUTTI NELLA STESSA DIREZIONE?

Stiamo remando tutti nella stessa direzione? Domanda riferita naturalmente all'ambito culturale e in prima battuta ai cosiddetti operatori culturali. O, se vogliamo dirla tutta, a noi associazioni che siamo impegnate in prima linea in questo sforzo sempre più immane di tenere in piedi un settore che scricchiola davvero di brutto. Se in periodi di crisi economica il “buon” Marchionne espatria in Usa, o in Canada, o in Serbia, o … fate voi, l'operatore culturale tipo Pelasgo non può alzarsi la mattina, caricare le sue scartoffie, i suoi bravi volumi di poesia, la sua piccola stilografica,

salutare tutti i parenti e gli amici e …  ricominciare una nuova vita culturale magari in Nuova Zelanda(citiamo questo paese perché un nostro anziano collega aveva studiato a fondo il Paese in cui trascorrere gli ultimi anni e dopo attento studio aveva individuato la patria All Blacks per una serie di motivi ora lunghi da spiegare in queste poche righe).

E già, l'operatore culturale resta al suo posto a combattere, a cercare di risalire e di far risalire la china, a far quadrare i pochi euro a disposizione.

Si lavora sul territorio, si lavora per il presente e soprattutto per il futuro, si lavora per dare dignità alle nostre vite e a quelle di coloro che vivono con noi, anche se spesso neanche se ne accorgono, almeno all'inizio.

Torniamo però alla domanda iniziale.

Remiamo tutti nella stessa direzione?

La nostra esperienza, come Pelasgo, ci ha portato a contatto con una molteplicità di realtà associative, nella quasi totalità sostenute da personalità davvero notevoli sia per quanto concerne la preparazione che sotto l'aspetto della motivazione.

Persone davvero encomiabili sotto ogni punto di vista che però... 

Ecco, qui c' è da scrivere un però, per rilevare come a volte ciascuno resti ancorato al proprio orticello più o meno grande, come a volte trattandosi  di proprie iniziative ci si faccia in quattro, quando poi è l'altra associazione...beh, ci siamo capiti.

Quello che sarebbe auspicabile è il poter operare in rete, collaborando insieme a quello che poi è  l'obiettivo comune, o no?

 

ISTRUZIONI PER L'USO DEL FUTURO
16/09/2016
ISTRUZIONI PER L'USO DEL FUTURO
Art. 9 La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Ripartire da questo articolo della nostra ormai tanto bistrattata e vituperata Costituzione è come cercare di trovare uno straccio di punto di partenza nel dibattito sull’attuale crisi economica, sociale e culturale. Sì, perché ormai è dannatamente evidente che la crisi che stiamo vivendo forse è soltanto in minima parte economica, il che è tutto dire... Un progetto di comunità è andato a farsi benedire e sembra ormai che l’uomo abbia una sola dimensione: quella monetaria.
16/09/2016
ISTRUZIONI PER L'USO DEL FUTURO

Art. 9 La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Ripartire da questo articolo della nostra ormai tanto bistrattata e vituperata Costituzione è come cercare di trovare uno straccio di punto di partenza nel dibattito sull’attuale crisi economica, sociale e culturale. Sì, perché ormai è dannatamente evidente che la crisi che stiamo vivendo forse è soltanto in minima parte economica, il che è tutto dire... Un progetto di comunità è andato a farsi benedire e sembra ormai che l’uomo abbia una sola dimensione: quella monetaria.

SOGNI DI CARTA: OVVERO IL BUSINESS MILIONARIO DEI CONCORSI LETTERARI.
13/09/2016
SOGNI DI CARTA: OVVERO IL BUSINESS MILIONARIO DEI CONCORSI LETTERARI.
Lo spunto ce lo da un articolo di Repubblica dal titolo abbastanza esplicativo: SOGNI DI CARTA A PESO D'ORO ECCO IL BUSINESS MILIONARIO DELLA PREMIOPOLI DEI LIBRI. Due bei paginoni in cui si analizza il fenomeno dei circa 1800 concorsi letterari italiani, fenomeno che non ha eguali in nessun altro Paese al mondo e...
13/09/2016
SOGNI DI CARTA: OVVERO IL BUSINESS MILIONARIO DEI CONCORSI LETTERARI.

Lo spunto ce lo da un articolo di Repubblica dal titolo abbastanza esplicativo: SOGNI DI CARTA A PESO D'ORO ECCO IL BUSINESS MILIONARIO DELLA PREMIOPOLI DEI LIBRI. Due bei paginoni in cui si analizza il fenomeno dei circa 1800 concorsi letterari italiani, fenomeno che non ha eguali in nessun altro Paese al mondo e...

che ci vede direttamente coinvolti in quanto anche noi della Pelasgo ci dilettiamo col sopracitato business milionario. 

Un po' di numeri: 5 competizioni al giorno, un giro d'affari(!?) che supera gli 11 milioni euro, decine di riconoscimenti collezionati nei curricula dagli scrittori che non valgono nulla, 10 milioni di euro i contributi pubblici ai premi letterari, 3,4 miliardi il fatturato delle oltre 7000 case editrici italiane...e poi dicono che gli italiani non leggono e non prendono mai in mano un libro. Bancarella, Campiello, Bagutta, Viareggio, Grinzane(!?), le punte di diamante di un fenomeno davvero da record. Tutto molto interessante ai nostri occhi; vengono inoltre riferite le esperienze di autori, ora famosi, che dopo anni di inutili concorsi hanno alla fine gettato tutto ed ora sono rinati con un bel contratto di una casa editrice e con l'aver rimpinguato cospicuamente il conto in banca. Ecco poi comparire un povero poeta che dopo aver partecipato ad un concorso si è ritrovato invitato ad altri cento: “che ci sia uno scambio di nominativi?” si chiede con fanciullesca ingenuità. Ah, dimenticavamo, il Grinzane dei bei tempi usufruiva di circa 5 milioni di euro da parte di fondazioni bancarie ed altri enti, il tutto nell'interesse della cultura s'intende. Andiamo per ordine. Punto 1: se praticate la scrittura e volete diventare famosi, far soldi, ecc.ecc. non partecipate a piccoli concorsi tipo il nostro a Grottammare, non vi chiederemo soldi per pubblicare ma non avrete neanche una porta spalancata. Punto 2: che partecipo a fare? Vi chiederete allora. Solo per il gusto di confrontarvi con altri poeti, per conoscerli nella giornata conclusiva, per scambiarvi opinioni e pareri con noi della Pelasgo, per conoscere Grottammare, il Piceno, la nostra accoglienza. Troppo poco? Allora vi consigliamo il Bagutta, il Campiello, eccetera. Punto 3: è vero, molti concorsi nascono con scopi speculativi e nulla a che vedere con la cultura, molti sono a rimorchio della politica, molti delle case editrici, qui però entra in ballo l'intelligenza dello scrittore. Se i vostri scopi sono quelli di far carriera, beh, tornate al punto 1, se invece volete confrontarvi, migliorarvi, incontrarvi, basta scambiare qualche opinione con i colleghi che già si sono cimentati in più di un concorso, basta girare un po' nei siti dei vari premi e vi renderete subito conto direttamente. Per quanto ci riguarda noi di Grottammare proseguiremo per la nostra strada: che volete farci, siamo degli inguaribili romantici, ah, pillola di saggezza finale: più soldi girano più... “e ho detto tutto!” diceva il grande Peppino De Filippo.

MASSIMO LUGLI: IL THRILLER ITALICO A TINTE FORTI.
11/09/2016
MASSIMO LUGLI: IL THRILLER ITALICO A TINTE FORTI.
Nome ormai consolidato nel panorama narrativo italiano per quanto riguarda il thriller, Massimo Lugli riversa nei suoi lavori quanto assorbito sul terreno come giornalista di nera. Protagonista dei suoi romanzi un giornalista: Marco Corvino, appunto di cronaca nera, che deve vedersela con serial killer e psicopatici che si muovono in una Roma quanto mai oscura.
11/09/2016
MASSIMO LUGLI: IL THRILLER ITALICO A TINTE FORTI.

Nome ormai consolidato nel panorama narrativo italiano per quanto riguarda il thriller, Massimo Lugli riversa nei suoi lavori quanto assorbito sul terreno come giornalista di nera. Protagonista dei suoi romanzi un giornalista: Marco Corvino, appunto di cronaca nera, che deve vedersela con serial killer e psicopatici che si muovono in una Roma quanto mai oscura.

Le storie sono a tinte forti e Lugli non risparmia al lettore crudezze e crudeltà somministrate con un linguaggio esplicito che lascia ben poco all'immaginazione. Che dire di più? Il thriller è ben strutturato, il protagonista simpatico, le figure che si muovono di contorno credibili e ben tratteggiate. La storia ti prende e ti porta fino alla fine in un crescendo di efferatezze e colpi di scena a volte spiazzanti, a volte un po' meno, ma il lavoro non è da buttar via e con un certo compiacimento scopriamo che anche il noir italico abbraccia stili e tematiche in maniera meno provinciale e con quella durezza che ormai caratterizza il quotidiano anche dell'ex Bel Paese. Consigliato.
SISTO V NEL CINEMA E NELLA MUSICA
10/09/2016
SISTO V NEL CINEMA E NELLA MUSICA
La figura di Sisto V non è stata soltanto oggetto di studio da parte di ricercatori in campo storico o religioso. Prova ne sia il fatto che anche il cinema e la musica si sono occupati del suo personaggio dai tratti particolarmente burberi ma non per questo meno affascinanti sotto vari profili. E' infatti del 1911 un cortometraggio muto di circa 13 minuti diretto ed interpretato da Luigi Maggi, vero e proprio pioniere del cinema italiano delle origini. Di genere naturalmente storico, su soggetto di Arrigo Frusta e la fotografia di Giovanni Vitrotti, per la casa di produzione Ambrosio, il film vede come protagonista, oltre al già citato Luigi Maggi, Mary Cléo Tarlarini: la prima vera stella del cinema muto italiano. Fra gli altri interpreti: Alberto Capozzi, Giuseppe Gray, Oreste Grandi, Ercole ed Ernesto Vaser, Norina Rasero.
10/09/2016
SISTO V NEL CINEMA E NELLA MUSICA

La figura di Sisto V non è stata soltanto oggetto di studio da parte di ricercatori in campo storico o religioso. Prova ne sia il fatto che anche il cinema e la musica si sono occupati del suo personaggio dai tratti particolarmente burberi ma non per questo meno affascinanti sotto vari profili. E' infatti del 1911 un cortometraggio muto di circa 13 minuti diretto ed interpretato da Luigi Maggi, vero e proprio pioniere del cinema italiano delle origini. Di genere naturalmente storico, su soggetto di Arrigo Frusta e la fotografia di Giovanni Vitrotti, per la casa di produzione Ambrosio, il film vede come protagonista, oltre al già citato Luigi Maggi, Mary Cléo Tarlarini: la prima vera stella del cinema muto italiano. Fra gli altri interpreti: Alberto Capozzi, Giuseppe Gray, Oreste Grandi, Ercole ed Ernesto Vaser, Norina Rasero.

Andando molto avanti negli anni e arrivando al 1976, troviamo Signore e signori, buonanotte.

Commedia satirico-grottesca  di 118 minuti suddivisa in 7 episodi della cooperativa 15 maggio, vale a dire un gruppo di registi fra i quali: Luigi Comencini, Furio Scarpelli, Ettore Scola, Nanni Loy, Leo Benvenuti e Luigi Magni.

Proprio quest'ultimo dirige Il santo soglio.

Due cardinali, interpretati da Mario Scaccia e Sergio Graziani, nella Roma del '500 si fanno la guerra per arrivare al soglio di Pietro. Durante il conclave ottengono lo stesso numero di voti  e cominciano ad eliminare i cardinali che credono abbiano sostenuto l'avversario.

A questo punto il cardinale decano propone di eleggere, per un papato di transizione, qualcuno che non abbia molto da vivere.

La scelta cade su Felicetto de li Caprettari interpretato da Nino Manfredi  il quale quando gli viene annunciata la propria elezione rivela che la sua malattia è tutta una finzione secondo un piano portato avanti negli anni proprio per arrivare alla desiderata elezione.

La sua prima azione da pontefice sarà proprio quella di far giustiziare i due cardinali che aspiravano a guidare la Chiesa di Roma.

L'episodio come dicevamo è diretto da Luigi Magni ed è ispirato, pur non spendendone il nome, alla vicenda di Papa Sisto V.

Fra gli interpreti degli altri episodi troviamo: Adolfo Celi, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi e Senta Berger.

Giungiamo così al 1983.

Sempre per la regia di Luigi Magni, con il film: State buoni se potete con Johnny Dorelli e Philippe Leroy.

Della durate di 149 minuti con il montaggio di Ruggero Mastroianni e le musiche di Angelo Branduardi, la pellicola narra la storia di San Filippo Neri(interpretato da Johnny Dorelli) nella Roma del '500.

La vicenda romanzata del santo alle prese con un gruppo numeroso di bambini che raccoglie dalle strade e ospita all'interno della sua chiesa, si intreccia con il suo incontro con un vecchio frate cercatore.

Con lui Don Filippo si lascia andare ad alcune considerazioni critiche sull'operato del Papa Sisto V, reo di aver effettuato riforme quantomeno esagerate.

Quando uno dei suoi protetti sarà condannato a morte, l'unica via di salvezza sarà quella di recarsi, per salvarlo, da Papa Sisto.

Sorpresa delle sorprese: il vecchio frate altri non era se non il Papa travestito il quale affascinato dalla figura di Don Filippo finisce per nominarlo cardinale il quale però riifuta chiedendo in cambio la liberazione del ragazzo.

Incredibile a dirsi, Papa Peretti ha colpito anche la fantasia anche di uno dei più noti autori della canzone italiana: Claudio Baglioni, il quale ha composto una canzone in romanesco che porta il suo nome. “Sisto fa foco e fiamme tutt'intorno quasi che fusse già venuto inverno 
dice che ce prepara al callo dell'inferno ... “ recita una delle strofe della canzone dove viene sottolineata ancora una volta tutta l’intransigenza del pontefice.  La canzone è del 1975 ed è inserita nell’album “Sabato pomeriggio”

 

 

 

 

 

 

 

ALICE MUNRO: PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2013
07/09/2016
ALICE MUNRO: PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2013
Tredicesima donna a vincere il Nobel per la letteratura, la Munro è nata il 10 luglio del 1931 nella città di Wingham, in Ontario ed è la prima canadese a ricevere il prestigioso premio. Iniziò a scrivere da adolescente e nascondeva la sua inclinazione come una passione proibita.
07/09/2016
ALICE MUNRO: PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2013

Tredicesima donna a vincere il Nobel per la letteratura, la Munro è nata il 10 luglio del 1931 nella città di Wingham, in Ontario ed è la prima canadese a ricevere il prestigioso premio. Iniziò a scrivere da adolescente e nascondeva la sua inclinazione come una passione proibita.

La prima raccolta di racconti(è considerata una maestra della short novel) fu pubblicata nel 1968 e riscosse ampi consensi da parte della critica. In seguito ha vinto prestigiosi premi letterari e a partire dagli anni ottanta e novanta ha di regola pubblicato una raccolta ogni quattro anni. I suoi racconti partono dalla descrizione della vita quotidiana per scandagliare poi le profondità dell’animo umano, fra le sue opere più famose: Il sogno di mia madre(2001), La vista da Castle Rock(2007 e 2009), Troppa felicità(2011). La scrittrice canadese non era fra le favorite, fra gli altri nomi circolavano quelli del siriano Adonis, dell’algerino Assia Dejabar, dell’israeliano Amos Oz. Per l’Italia c’erano anche le candidature di Dacia Maraini e Umberto Eco.
IDIOCENTRISMO E ALLOCENTRISMO CULTURALE L'ARTE DELLA COMUNICAZIONE CULTURALE
31/08/2016
IDIOCENTRISMO E ALLOCENTRISMO CULTURALE L'ARTE DELLA COMUNICAZIONE CULTURALE
La volontà di esaudire un desiderio stimola in noi l'Individualismo: fin da bambini ci viene insegnato – in maniere sconvenienti, più o meno velate – che l'affermazione di noi stessi deve concretizzarsi con il prevalere sugli altri.
31/08/2016
IDIOCENTRISMO E ALLOCENTRISMO CULTURALE L'ARTE DELLA COMUNICAZIONE CULTURALE

La volontà di esaudire un desiderio stimola in noi l'Individualismo: fin da bambini ci viene insegnato – in maniere sconvenienti, più o meno velate – che l'affermazione di noi stessi deve concretizzarsi con il prevalere sugli altri.

L' ”opera d'arte” per eccellenza dell'individualismo – declinata in termini sociologici – è l'affermazione della nostra personalità, e l'essere “unici” rappresenta la meta delle nostre aspettative.

L'individualismo parossistico è frutto – ahimè – della globalizzazione del Mercato moderno, che pone al primo posto i mostri ammaliatori del Capitalismo: il consumismo e il tornaconto.

Si sono così andati a dissolvere quei valori che resistevano tenacemente nelle piccole comunità, in seno alle quali la condivisione e la solidarietà erano il punto di forza per la serena convivenza degli individui che le popolavano.

Giovanni Verga – con l'episodio dell' “ostrica”, ne I Malavoglia – aveva illuminato la nostra mente ricordandoci il merito della solidarietà: finché resteremo attaccati allo “scoglio” che ci tiene uniti riusciremo a non essere divorati dai pesci voraci. 

Ho voluto partire da lontano per meglio individuare le carenze – e additarne le cause – del mondo culturale in cui noi (poeti e scrittori dilettanti allo sbaraglio) ci troviamo ad interagire.

Scusate se nel designare la nostra identità (Dilettanti), questa l'ho aggregata ad un termine  da confusionari (colorando di ridicolo l'etichetta affibbiataci da Shopenhauer), ma ritengo verosimile che la mia constatazione corrisponda allo stato attuale delle cose.

Ognuno di noi, rinchiuso nel proprio Io da competizione alla ricerca del successo personale ed appagante, è l'ostrica staccatasi dallo scoglio e in balia di falsi adulatori: Editori poco propensi alla tutela della vera Cultura e decisi solo a riempire il portafoglio, o Critici inclini ad incensare schiere di avanguardisti privi di talento ma pronti ad esaltarsi alla lettura di un commento che li glorifica come vati.

Ma chiariamo subito un punto: si vive di professionismo letterario?

Beh... nell'ambito degli autori di espressioni linguistiche non soggette alla versificazione (prosa narrativa, storiografica, didattico-scientifica, saggistico-critica, drammatica ecc.) c'è chi riesce a trarre sostentamento dalla pubblicazione delle proprie opere.

Permettetemi però di avanzare un paragone per circoscrivere la platea di quei fortunati con la penna: gli scrittori affermati (e che vivono coi soli profitti derivanti dalla vendita di romanzi, saggi o quant'altro) sono da annoverare alla stregua dei grandi campioni di uno sport di nicchia che hanno declinato in professione la loro attività ludica.

Il componimento partorito “su ordinativo” o “per emergere” spesso difetta di genuinità o di pura ispirazione. L'opera d'arte letteraria non si improvvisa senza il guizzo dell'estro creativo (che non si comanda a bacchetta) né si commissiona progettandone e delineandone i contenuti: diventerebbe una sorta di “mercanzia” e lamenterebbe l'assenza, nel proprio corpus, di ciò che la rende unica: l'intimismo dell'autore.

E il professionismo tra i poeti ?

Non conosco poeta che abbia tratto dalla propria “produzione” profitti tali da poter campare di rendita.

Carmina non dant panem, assioma attribuibile ad Orazio, pare che nessuno sia riuscito, in ogni tempo, a smentirlo.

Quindi ai poeti o scrittori senza pretese (ma carichi di nobili propositi e di motti d'animo da esternare) viene offerta un'occasione più che convincente per entusiasmarsi all'idea di essere identificati come “dilettanti della Letteratura”!

Mi accodo con convinzione a chi si auspica che l'Amore covato in petto per versi amorosi o brani avvincenti  sia “un fine” per raggiungere l'appagamento interiore e non “un mezzo” (comunque inefficace) per lucrare!

E per mirare a un fine che nei propri principi contempli il valore universale del “pensiero umano” è indispensabile unire le forze di “umani pensieri”.

Nessun uomo è un'isola; ognuno di noi, in quanto uomo, partecipa a formare il Continente Umanità.

E noi poeti e scrittori abbiamo una missione da compiere: adunare le multiformi voci che albergano dentro i nostri intelletti dando corpo al  Coro dell'Umanità”, toccasana a buon mercato in grado di soffocare il “canto stonato” del mercimonio culturale e dello smarrimento esistenziale che affliggono la Società. 

Occorre individuare via d'uscita dalla Cultura elitaria fondata su sterili personalismi, viziata dalla spocchiosa convinzione di riuscire a primeggiare e non lasciare spazio agli altri.

La chimera di essere “il migliore” o “un autore che approderà a sicuro successo” è un'ipocrisia confezionata ad arte da chi vuol trarre profitto dalle nostre fatiche facendoci credere che anche un modesto cammeo riesce ad assumere le fattezze di un prezioso gioiello.

Non intendo giungere alla conclusione di desistere dal pubblicare i nostri “pensieri”, ma facciamolo con raziocinio, con modestia e senza illuderci di dare alle stampe un futuro best seller.

Occorre essere persuasi che si cresce intellettualmente – in tutte le discipline artistiche – se ci si misura con i propri simili.

Molti giganti della Letteratura sono diventati tali sedendosi accanto ad altre menti ispiratrici.

Le intelligenze che si confrontano arricchiscono la comunità, la cui identità è rappresentata, valorizzata e resa vivace dalle suggestioni e dalle fantasie degli artisti che  esaltano il folclore, le tradizioni e i costumi delle loro contrade.

Un artista isolato rischia di sconfinare nel cinismo, nell'aridità dei sentimenti, nella dissoluzione dei valori collettivi.

Le anime adunate in un Circolo culturale sono la quintessenza dell' “unione che fa la forza”, sono scintille che provocano un incendio.

E una grande fiamma tempera le genialità, riuscendo anche ad illuminare le oscurità delle coscienze.

 

 

Roberto Mestrone

 

 

Evoluzioni e salvaguardia della lingua siciliana
25/08/2016
Evoluzioni e salvaguardia della lingua siciliana
L’altro giorno, trovandomi al bar del mio paese a sorseggiare il mio caffè quotidiano, ho assistito ad una scena per certi versi curiosa. Un ragazzo e lo zio di mia conoscenza, seduti ad un tavolo del locale, stavano intrattenendo una discussione. L’adulto, emigrato negli Stati Uniti parecchi anni fa, comunicando con il nipote usava spesso termini che lasciavano perplesso il giovane. Questi non ne comprendeva chiaramente il significato, per cui il dialogo si interrompeva frequentemente. Ad esempio ricordo che lo zio, avendo avuto la necessità di soffiarsi il naso, esclamò: “
25/08/2016
Evoluzioni e salvaguardia della lingua siciliana

L’altro giorno, trovandomi al bar del mio paese a sorseggiare il mio caffè quotidiano, ho assistito ad una scena per certi versi curiosa. Un ragazzo e lo zio di mia conoscenza, seduti ad un tavolo del locale, stavano intrattenendo una discussione. L’adulto, emigrato negli Stati Uniti parecchi anni fa, comunicando con il nipote usava spesso termini che lasciavano perplesso il giovane. Questi non ne comprendeva chiaramente il significato, per cui il dialogo si interrompeva frequentemente. Ad esempio ricordo che lo zio, avendo avuto la necessità di soffiarsi il naso, esclamò: “

Dunn’è l’ammuccaturi?”.  Lasciando basito il nipote il quale comprese il significato del termine solo dopo avergli visto uscire dalla tasca un fazzoletto. La cosa che più mi ha colpito in questa situazione è il fatto che - nonostante i due parlassero in dialetto siciliano - fossero evidenti delle difficoltà di comunicazione. Erano a confronto due generazioni e due diverse esplicazioni dello stesso dialetto.

Ma a cosa può essere dovuto un fatto del genere? Secondo me ha influito in maniera determinante il naturale adattamento di alcuni termini di uso comune, ai vari contesti socio-culturali nel susseguirsi degli anni. La diffusione dei mass-media (e della televisione in particolare) ha enormemente favorito questo processo di scarnificazione del dialetto arcaico. Insomma il dialetto si è evoluto.

Tutte le lingue sono soggette a questo processo evolutivo, senza il quale - secondo me - andrebbero a morire. È importantissimo che una lingua come quella siciliana che da più di 2500 anni ha resistito a svariate dominazioni (acquisendo da ognuna quei termini che i suoi parlanti hanno ritenuto opportuno adottare, magari “sicilianizzandoli” ma che è rimasta intatta nella sua struttura) si adatti a quelli che sono i tempi moderni. Oggi, a maggior ragione, vista la considerazione sbagliata che hanno avuto e che purtroppo continuano ad avere anche molti siciliani stessi della loro lingua - considerandola spesso sinonimo di ignoranza e cercando di allontanarla il più possibile dai loro dialoghi - è necessario fare in modo di utilizzare una forma di scrittura più comprensibile ai giovani, che li avvicini il più possibile alla lettura, che faccia sì che la sentano più vicina a quello che è il loro modo di esprimersi. Senza cadere però in inutili italianismi, ma utilizzando invece quei termini che - per consuetudine - sono entrati a far parte della lingua siciliana, soppiantando gli stessi sinonimi più arcaici. Ciò non significa che questi stessi termini - anche se desueti - non debbano essere tutelati. Anzi si dovrebbe fare in modo di far leggere ai giovani testi di letteratura del passato affinché - confrontandoli con quelli moderni - possano comprendere lo spirito di questa terra, la cultura del loro stesso popolo che deve andar fiero delle sue tradizioni, cercando di salvaguardarle e tutelarle, così com’è sempre

accaduto sin dalla notte dei tempi.

 

Giuseppe Gerbino

 

 

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