ULTIME NEWS
1
MAGGIO 2016

| LEGGI
AVVISO AI PARTECIPANTI AL 7° CONCORSO CITTA' DI GROTTAMMARE
SI AVVISANO TUTTI I PARTECIPANTI AL 7° CONCORSO CITTA' DI GROTTAMMARE CHE LE PREMIAZIONI AVVERRANNO SABATO 7 MAGGIO 2016 A PARTIRE DALLE ORE 15.30 PRESSO LA SALA KURSAAL DEL COMUNE DI GROTTAMMARE(AP)
17
APRILE 2016

| LEGGI
ISCRIVERSI ALLA PELASGO? NIENTE E' IMPOSSIBILE! PROVACI...
Campagna tesseramenti 2016: che aspetti?
16
APRILE 2016

| LEGGI
ENTRO IL 18 APRILE SARANNO COMUNICATE LE GRADUATORIE DEL 7° CONCORSO CITTA' DI GROTTAMMARE
Entro il 18 Aprile 2016 saranno comunicate le classifiche delle varie sezioni in cui è suddiviso il 7° CONCORSO CITTA' DI GROTTAMMARE. Entro il 23 Aprile gli Autori selezionati riceveranno comunicazione a mezzo mail, lettera o telefonata del risultato conseguito.












BUONA GIORNATA DALLA PELASGO 968 DI GROTTAMMARE!
01/07/2016
BUONA GIORNATA DALLA PELASGO 968 DI GROTTAMMARE!
Secondo ricerche storiche di cui si ha traccia negli scritti dello Speranza(Il Piceno) e del Mascaretti(Memorie storiche), il nome Ischia (sulla destra del Tesino vi era un castello con tale nome) compare nei Registri Episcopali Firmani a partire dal 968.
01/07/2016
BUONA GIORNATA DALLA PELASGO 968 DI GROTTAMMARE!

Secondo ricerche storiche di cui si ha traccia negli scritti dello Speranza(Il Piceno) e del Mascaretti(Memorie storiche), il nome Ischia (sulla destra del Tesino vi era un castello con tale nome) compare nei Registri Episcopali Firmani a partire dal 968.

Lo stesso storico Speranza, nota come il nome Ischia è sicuramente derivante dai Pelasgi, antica popolazione proveniente dall’Asia minore che invase le diverse regioni europee fino al IX secolo avanti Cristo, periodo in cui molti studiosi fanno risalire il loro arrivo nel Piceno.
29 GIUGNO 1798: NASCEVA GIACOMO LEOPARDI
29/06/2016
29 GIUGNO 1798: NASCEVA GIACOMO LEOPARDI
Forse il più grande marchigiano di tutti i tempi veniva alla luce in quel lontano giugno del 1798. La straordinaria qualità lirica della sua poesia lo ha reso un protagonista centrale nel panorama letterario e culturale europeo e internazionale. Ci piace ricordarlo con questa lirica.
29/06/2016
29 GIUGNO 1798: NASCEVA GIACOMO LEOPARDI

Forse il più grande marchigiano di tutti i tempi veniva alla luce in quel lontano giugno del 1798. La straordinaria qualità lirica della sua poesia lo ha reso un protagonista centrale nel panorama letterario e culturale europeo e internazionale. Ci piace ricordarlo con questa lirica.

Alla sua donna

 

Cara beltà che amore

Lunge m'inspiri o nascondendo il viso,

Fuor se nel sonno il core

Ombra diva mi scuoti,

O ne' campi ove splenda

Più vago il giorno e di natura il riso;

Forse tu l'innocente

Secol beasti che dall'oro ha nome,

Or leve intra la gente

Anima voli? o te la sorte avara

Ch'a noi t'asconde, agli avvenir prepara?

Viva mirarti omai

Nulla spene m'avanza;

S'allor non fosse, allor che ignudo e solo

Per novo calle a peregrina stanza

Verrà lo spirto mio. Già sul novello

Aprir di mia giornata incerta e bruna,

Te viatrice in questo arido suolo

Io mi pensai. Ma non è cosa in terra

Che ti somigli; e s'anco pari alcuna

Ti fosse al volto, agli atti, alla favella,

Saria, così conforme, assai men bella.

Fra cotanto dolore

Quanto all'umana età propose il fato,

Se vera e quale il mio pensier ti pinge,

Alcun t'amasse in terra, a lui pur fora

Questo viver beato:

E ben chiaro vegg'io siccome ancora

Seguir loda e virtù qual ne` prim'anni

L'amor tuo mi farebbe. Or non aggiunse

Il ciel nullo conforto ai nostri affanni;

E teco la mortal vita saria

Simile a quella che nel cielo india.

Per le valli, ove suona

Del faticoso agricoltore il canto,

Ed io seggo e mi lagno

Del giovanile error che m'abbandona;

E per li poggi, ov'io rimembro e piagno

I perduti desiri, e la perduta

Speme de' giorni miei; di te pensando,

A palpitar mi sveglio. E potess'io,

Nel secol tetro e in questo aer nefando,

L'alta specie serbar; che dell'imago,

Poi che del ver m'è tolto, assai m'appago.

Se dell'eterne idee

L'una sei tu, cui di sensibil forma

Sdegni l'eterno senno esser vestita,

E fra caduche spoglie

Provar gli affanni di funerea vita;

O s'altra terra ne' superni giri

Fra' mondi innumerabili t'accoglie,

E più vaga del Sol prossima stella

T'irraggia, e più benigno etere spiri;

Di qua dove son gli anni infausti e brevi,

Questo d'ignoto amante inno ricevi

FINALMENTE L'ESTATE!
21/06/2016
FINALMENTE L'ESTATE!
E finalmente l'estate! Fra problemi economici, politici, sociali, riusciremo a decongestionarci e ad abbandonarci a qualche settimana di puro relax per ritemprare corpo e spirito?
21/06/2016
FINALMENTE L'ESTATE!

E finalmente l'estate! Fra problemi economici, politici, sociali, riusciremo a decongestionarci e ad abbandonarci a qualche settimana di puro relax per ritemprare corpo e spirito?

Noi della Pelasgo 968 ci proveremo, chi al mare(dove fortunatamente siamo già collocati), chi in montagna(qualcuno in meno, perché siamo in fondo gente di mare), altri in campagna, pochissimi in mete tropicali ed esotiche.
In fondo se sei a Grottammare è un po' come essere in vacanza tutto l'anno,  però l'estate è l'estate, ossia la stagione che noi pelasgici privilegiamo per tutta una serie di motivi che non è difficile immaginare.
L'estate segna anche il giro di boa per l'anno in corso. Un primo semestre che ha visto la concretizzazione del 7° concorso di poesia, la conoscenza di nuovi amici, la stretta di nuovi gemellaggi.
Settembre ci porterà inevitabilmente a rituffarci nel lavoro, nella messa in cantiere della 8° edizione che, possiamo fin d'ora anticipare, vedrà qualche grande novità.
Quando diciamo piccolo non lo facciamo per falsa modestia, lo diciamo perché siamo davvero orgogliosi che la nostra creatura cresca gradualmente, facendo piccoli ma decisi passi, senza voler strafare, senza snaturarsi e senza tradire quelle che sono le motivazioni originarie che ci hanno guidato fin qui.
Tutto il risultato è frutto del nostro lavoro di volontariato, disinteressato e con l'unico scopo di favorire la cultura.
Abbiamo spesso ribadito il concetto perché volgendoci intorno spesso rileviamo tanti conflitti di...interesse, alcune ipocrisie ed allo stesso tempo però, dall'altra parte della barricata,  decine e decine di persone che fanno cultura così come la intendiamo noi.
E' per loro, oltre che per coerenza nei nostri ideali, che troviamo la forza di andare avanti.
Pelasgo vuole essere sinonimo di trasparenza, ci teniamo a dare tutte le informazioni possibili che ci riguardano, i numeri esatti, senza nascondere nulla o inventarci qualcosa.
Ok, ci siamo sbrodati abbastanza, e di nuovo:


BUONA ESTATE A TUTTI.   

IDIOCENTRISMO E ALLOCENTRISMO CULTURALE L'ARTE DELLA COMUNICAZIONE CULTURALE
21/06/2016
IDIOCENTRISMO E ALLOCENTRISMO CULTURALE L'ARTE DELLA COMUNICAZIONE CULTURALE
La volontà di esaudire un desiderio stimola in noi l'Individualismo: fin da bambini ci viene insegnato – in maniere sconvenienti, più o meno velate – che l'affermazione di noi stessi deve concretizzarsi con il prevalere sugli altri.
21/06/2016
IDIOCENTRISMO E ALLOCENTRISMO CULTURALE L'ARTE DELLA COMUNICAZIONE CULTURALE

La volontà di esaudire un desiderio stimola in noi l'Individualismo: fin da bambini ci viene insegnato – in maniere sconvenienti, più o meno velate – che l'affermazione di noi stessi deve concretizzarsi con il prevalere sugli altri.

L' ”opera d'arte” per eccellenza dell'individualismo – declinata in termini sociologici – è l'affermazione della nostra personalità, e l'essere “unici” rappresenta la meta delle nostre aspettative.

L'individualismo parossistico è frutto – ahimè – della globalizzazione del Mercato moderno, che pone al primo posto i mostri ammaliatori del Capitalismo: il consumismo e il tornaconto.

Si sono così andati a dissolvere quei valori che resistevano tenacemente nelle piccole comunità, in seno alle quali la condivisione e la solidarietà erano il punto di forza per la serena convivenza degli individui che le popolavano.

Giovanni Verga – con l'episodio dell' “ostrica”, ne I Malavoglia – aveva illuminato la nostra mente ricordandoci il merito della solidarietà: finché resteremo attaccati allo “scoglio” che ci tiene uniti riusciremo a non essere divorati dai pesci voraci. 

Ho voluto partire da lontano per meglio individuare le carenze – e additarne le cause – del mondo culturale in cui noi (poeti e scrittori dilettanti allo sbaraglio) ci troviamo ad interagire.

Scusate se nel designare la nostra identità (Dilettanti), questa l'ho aggregata ad un termine  da confusionari (colorando di ridicolo l'etichetta affibbiataci da Shopenhauer), ma ritengo verosimile che la mia constatazione corrisponda allo stato attuale delle cose.

Ognuno di noi, rinchiuso nel proprio Io da competizione alla ricerca del successo personale ed appagante, è l'ostrica staccatasi dallo scoglio e in balia di falsi adulatori: Editori poco propensi alla tutela della vera Cultura e decisi solo a riempire il portafoglio, o Critici inclini ad incensare schiere di avanguardisti privi di talento ma pronti ad esaltarsi alla lettura di un commento che li glorifica come vati.

Ma chiariamo subito un punto: si vive di professionismo letterario?

Beh... nell'ambito degli autori di espressioni linguistiche non soggette alla versificazione (prosa narrativa, storiografica, didattico-scientifica, saggistico-critica, drammatica ecc.) c'è chi riesce a trarre sostentamento dalla pubblicazione delle proprie opere.

Permettetemi però di avanzare un paragone per circoscrivere la platea di quei fortunati con la penna: gli scrittori affermati (e che vivono coi soli profitti derivanti dalla vendita di romanzi, saggi o quant'altro) sono da annoverare alla stregua dei grandi campioni di uno sport di nicchia che hanno declinato in professione la loro attività ludica.

Il componimento partorito “su ordinativo” o “per emergere” spesso difetta di genuinità o di pura ispirazione. L'opera d'arte letteraria non si improvvisa senza il guizzo dell'estro creativo (che non si comanda a bacchetta) né si commissiona progettandone e delineandone i contenuti: diventerebbe una sorta di “mercanzia” e lamenterebbe l'assenza, nel proprio corpus, di ciò che la rende unica: l'intimismo dell'autore.

E il professionismo tra i poeti ?

Non conosco poeta che abbia tratto dalla propria “produzione” profitti tali da poter campare di rendita.

Carmina non dant panem, assioma attribuibile ad Orazio, pare che nessuno sia riuscito, in ogni tempo, a smentirlo.

Quindi ai poeti o scrittori senza pretese (ma carichi di nobili propositi e di motti d'animo da esternare) viene offerta un'occasione più che convincente per entusiasmarsi all'idea di essere identificati come “dilettanti della Letteratura”!

Mi accodo con convinzione a chi si auspica che l'Amore covato in petto per versi amorosi o brani avvincenti  sia “un fine” per raggiungere l'appagamento interiore e non “un mezzo” (comunque inefficace) per lucrare!

E per mirare a un fine che nei propri principi contempli il valore universale del “pensiero umano” è indispensabile unire le forze di “umani pensieri”.

Nessun uomo è un'isola; ognuno di noi, in quanto uomo, partecipa a formare il Continente Umanità.

E noi poeti e scrittori abbiamo una missione da compiere: adunare le multiformi voci che albergano dentro i nostri intelletti dando corpo al  Coro dell'Umanità”, toccasana a buon mercato in grado di soffocare il “canto stonato” del mercimonio culturale e dello smarrimento esistenziale che affliggono la Società. 

Occorre individuare via d'uscita dalla Cultura elitaria fondata su sterili personalismi, viziata dalla spocchiosa convinzione di riuscire a primeggiare e non lasciare spazio agli altri.

La chimera di essere “il migliore” o “un autore che approderà a sicuro successo” è un'ipocrisia confezionata ad arte da chi vuol trarre profitto dalle nostre fatiche facendoci credere che anche un modesto cammeo riesce ad assumere le fattezze di un prezioso gioiello.

Non intendo giungere alla conclusione di desistere dal pubblicare i nostri “pensieri”, ma facciamolo con raziocinio, con modestia e senza illuderci di dare alle stampe un futuro best seller.

Occorre essere persuasi che si cresce intellettualmente – in tutte le discipline artistiche – se ci si misura con i propri simili.

Molti giganti della Letteratura sono diventati tali sedendosi accanto ad altre menti ispiratrici.

Le intelligenze che si confrontano arricchiscono la comunità, la cui identità è rappresentata, valorizzata e resa vivace dalle suggestioni e dalle fantasie degli artisti che  esaltano il folclore, le tradizioni e i costumi delle loro contrade.

Un artista isolato rischia di sconfinare nel cinismo, nell'aridità dei sentimenti, nella dissoluzione dei valori collettivi.

Le anime adunate in un Circolo culturale sono la quintessenza dell' “unione che fa la forza”, sono scintille che provocano un incendio.

E una grande fiamma tempera le genialità, riuscendo anche ad illuminare le oscurità delle coscienze.

 

 

Roberto Mestrone

 

 

CI RIMANGO MALE...
20/06/2016
CI RIMANGO MALE...
Ci rimango male, quando la gente definisce il dialetto una “lingua di serie B”. Ci rimango male, quando i Poeti (quelli veri, con la P maiuscola) anziché scrivere le loro emozioni, allineati e coperti dietro le uniformi uniformanti della lingua italiana, non rompono le righe seguendo il loro primo istinto,
20/06/2016
CI RIMANGO MALE...

Ci rimango male, quando la gente definisce il dialetto una “lingua di serie B”. Ci rimango male, quando i Poeti (quelli veri, con la P maiuscola) anziché scrivere le loro emozioni, allineati e coperti dietro le uniformi uniformanti della lingua italiana, non rompono le righe seguendo il loro primo istinto,

quello che trasmette l’emozione dell’immediatezza attraverso quella scorciatoia che mette in comunicazione i pensieri con la parola: il dialetto.

Ci rimango male, se vedo che chi salta il fosso dell’omologazione, non trova chi possa risolvere i dubbi che vengono quando si vuole trasformare in forme grafiche un suono: il dolce suono delle parole dialettali. Sono pochissimi i centri culturali dove si “insegna dialetto”: segno di mancanza di fondi, e/o mancanza di capacità e di interesse?

Ci rimango male, quando mi rendo conto che sono pochi quelli che cercano di risolvere quei dubbi: pensano che non esistano regole e scrivono di conseguenza, usando lessico, sintassi e ortografia approssimate alle loro capacità. Forse sono loro che innescano quel meccanismo perverso che si innesca leggendo composizioni “scritte male” e che quindi abbassano il livello della qualità del linguaggio? Lo fanno perché non c’è chi insegna, o perché si sentono “imparati”?

Ci rimango male, esaminando centinaia di poesie in tutti i dialetti d’Italia e constatando che la maggior parte dei poeti riserva al vernacolo solo un certo tipo di sensazioni, argomenti, emozioni: quelle legate ai ricordi, alla tradizione, a fatterelli più o meno ironici. Difficilmente vengono affrontati temi Alti e Grandi, come se esprimersi in dialetto impedisse di esplicitare concetti sociali o politici, filosofici o religiosi, intimisti o universali.

Ci rimango male, quando vedo che i Poeti con la P maiuscola: quelli che raggiungono altissimi livelli di espressione curando sia la tecnica che il sentimento (che è la sola condizione in cui si possa parlare di Vera Poesia), vengano quasi messi da parte o esibiti come comprimari nelle varie premiazioni o recensioni. Mi accade, purtroppo è la regola, di assistere alle premiazioni dei concorsi e vedere che i premi e le premiazioni dei concorrenti siano sempre in funzione di un’attenzione maggiore per chi si esprime in lingua anziché in dialetto. Come se l’impegno nella ricerca, nell’approfondimento, nel mantenimento e nella diffusione dei dialetti, passasse in secondo piano rispetto alla facilità di espressione, all’inutile complicazione dello scritto rispetto al parlato e alla desolante omologazione delle forme e dei contenuti, di chi si esprime in italiano.

Ci rimango male, vedendo che nel “mare magnum” della poesia, i pochi “rari nantes” non vengono soccorsi perché destinati comunque ad essere perduti. È vero che  battersi per il dialetto è una battaglia di retroguardia, perché comunque la guerra si sta perdendo ed è solo questione di tempo la sparizione degli idiomi locali? A favore di che? Di una lingua sempre più sgrammaticata, sempre meno pura, sempre più appiattita come la sua poesia?

Ci rimango male quando le mie idee vengono bollate come faziose e preconcette: anni di esperienza diretta e approfondita sull’argomento, mi autorizzano ad esprimere certi concetti senza paura di essere smentito. Forse i faziosi sono quelli che non si rendono conto di far male alla poesia. (“… soffio leggero de pensiero umano/ amica che ce pija pe la mano/ e ciarigala sogno e fantasia.”)

Ci rimango male a dover fare certe considerazioni. Ci rimango molto male.

                                                                    Maurizio Marcelli

 

 

 

Evoluzioni e salvaguardia della lingua siciliana
19/06/2016
Evoluzioni e salvaguardia della lingua siciliana
L’altro giorno, trovandomi al bar del mio paese a sorseggiare il mio caffè quotidiano, ho assistito ad una scena per certi versi curiosa. Un ragazzo e lo zio di mia conoscenza, seduti ad un tavolo del locale, stavano intrattenendo una discussione. L’adulto, emigrato negli Stati Uniti parecchi anni fa, comunicando con il nipote usava spesso termini che lasciavano perplesso il giovane. Questi non ne comprendeva chiaramente il significato, per cui il dialogo si interrompeva frequentemente. Ad esempio ricordo che lo zio, avendo avuto la necessità di soffiarsi il naso, esclamò: “
19/06/2016
Evoluzioni e salvaguardia della lingua siciliana

L’altro giorno, trovandomi al bar del mio paese a sorseggiare il mio caffè quotidiano, ho assistito ad una scena per certi versi curiosa. Un ragazzo e lo zio di mia conoscenza, seduti ad un tavolo del locale, stavano intrattenendo una discussione. L’adulto, emigrato negli Stati Uniti parecchi anni fa, comunicando con il nipote usava spesso termini che lasciavano perplesso il giovane. Questi non ne comprendeva chiaramente il significato, per cui il dialogo si interrompeva frequentemente. Ad esempio ricordo che lo zio, avendo avuto la necessità di soffiarsi il naso, esclamò: “

Dunn’è l’ammuccaturi?”.  Lasciando basito il nipote il quale comprese il significato del termine solo dopo avergli visto uscire dalla tasca un fazzoletto. La cosa che più mi ha colpito in questa situazione è il fatto che - nonostante i due parlassero in dialetto siciliano - fossero evidenti delle difficoltà di comunicazione. Erano a confronto due generazioni e due diverse esplicazioni dello stesso dialetto.

Ma a cosa può essere dovuto un fatto del genere? Secondo me ha influito in maniera determinante il naturale adattamento di alcuni termini di uso comune, ai vari contesti socio-culturali nel susseguirsi degli anni. La diffusione dei mass-media (e della televisione in particolare) ha enormemente favorito questo processo di scarnificazione del dialetto arcaico. Insomma il dialetto si è evoluto.

Tutte le lingue sono soggette a questo processo evolutivo, senza il quale - secondo me - andrebbero a morire. È importantissimo che una lingua come quella siciliana che da più di 2500 anni ha resistito a svariate dominazioni (acquisendo da ognuna quei termini che i suoi parlanti hanno ritenuto opportuno adottare, magari “sicilianizzandoli” ma che è rimasta intatta nella sua struttura) si adatti a quelli che sono i tempi moderni. Oggi, a maggior ragione, vista la considerazione sbagliata che hanno avuto e che purtroppo continuano ad avere anche molti siciliani stessi della loro lingua - considerandola spesso sinonimo di ignoranza e cercando di allontanarla il più possibile dai loro dialoghi - è necessario fare in modo di utilizzare una forma di scrittura più comprensibile ai giovani, che li avvicini il più possibile alla lettura, che faccia sì che la sentano più vicina a quello che è il loro modo di esprimersi. Senza cadere però in inutili italianismi, ma utilizzando invece quei termini che - per consuetudine - sono entrati a far parte della lingua siciliana, soppiantando gli stessi sinonimi più arcaici. Ciò non significa che questi stessi termini - anche se desueti - non debbano essere tutelati. Anzi si dovrebbe fare in modo di far leggere ai giovani testi di letteratura del passato affinché - confrontandoli con quelli moderni - possano comprendere lo spirito di questa terra, la cultura del loro stesso popolo che deve andar fiero delle sue tradizioni, cercando di salvaguardarle e tutelarle, così com’è sempre

accaduto sin dalla notte dei tempi.

 

Giuseppe Gerbino

 

 

ISTRUZIONI PER L'USO DEL FUTURO
19/06/2016
ISTRUZIONI PER L'USO DEL FUTURO
Art. 9 La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Ripartire da questo articolo della nostra ormai tanto bistrattata e vituperata Costituzione è come cercare di trovare uno straccio di punto di partenza nel dibattito sull’attuale crisi economica, sociale e culturale. Sì, perché ormai è dannatamente evidente che la crisi che stiamo vivendo forse è soltanto in minima parte economica, il che è tutto dire... Un progetto di comunità è andato a farsi benedire e sembra ormai che l’uomo abbia una sola dimensione: quella monetaria.
19/06/2016
ISTRUZIONI PER L'USO DEL FUTURO

Art. 9 La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Ripartire da questo articolo della nostra ormai tanto bistrattata e vituperata Costituzione è come cercare di trovare uno straccio di punto di partenza nel dibattito sull’attuale crisi economica, sociale e culturale. Sì, perché ormai è dannatamente evidente che la crisi che stiamo vivendo forse è soltanto in minima parte economica, il che è tutto dire... Un progetto di comunità è andato a farsi benedire e sembra ormai che l’uomo abbia una sola dimensione: quella monetaria.

ALICE MUNRO: PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2013
17/06/2016
ALICE MUNRO: PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2013
Tredicesima donna a vincere il Nobel per la letteratura, la Munro è nata il 10 luglio del 1931 nella città di Wingham, in Ontario ed è la prima canadese a ricevere il prestigioso premio. Iniziò a scrivere da adolescente e nascondeva la sua inclinazione come una passione proibita.
17/06/2016
ALICE MUNRO: PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2013

Tredicesima donna a vincere il Nobel per la letteratura, la Munro è nata il 10 luglio del 1931 nella città di Wingham, in Ontario ed è la prima canadese a ricevere il prestigioso premio. Iniziò a scrivere da adolescente e nascondeva la sua inclinazione come una passione proibita.

La prima raccolta di racconti(è considerata una maestra della short novel) fu pubblicata nel 1968 e riscosse ampi consensi da parte della critica. In seguito ha vinto prestigiosi premi letterari e a partire dagli anni ottanta e novanta ha di regola pubblicato una raccolta ogni quattro anni. I suoi racconti partono dalla descrizione della vita quotidiana per scandagliare poi le profondità dell’animo umano, fra le sue opere più famose: Il sogno di mia madre(2001), La vista da Castle Rock(2007 e 2009), Troppa felicità(2011). La scrittrice canadese non era fra le favorite, fra gli altri nomi circolavano quelli del siriano Adonis, dell’algerino Assia Dejabar, dell’israeliano Amos Oz. Per l’Italia c’erano anche le candidature di Dacia Maraini e Umberto Eco.
LINGUA, LINGUAGGI E POETI
15/06/2016
LINGUA, LINGUAGGI E POETI
Circa due anni or sono, l'amico scrittore e poeta Franco Campegiani partecipando con me - su un noto blog letterario – ad una discussione sul linguaggio poetico, asseriva che “ Il fruitore - così come il critico, che è solo un fruitore più esperto e smaliziato - dovrebbe avvicinarsi all'opera con altrettanta potenza spirituale, leggendola tra le righe e risalendo dal prodotto(testo, quadro, scultura o altro) alle fonti archetipe da cui è generata “.
15/06/2016
LINGUA, LINGUAGGI E POETI

Circa due anni or sono, l'amico scrittore e poeta Franco Campegiani partecipando con me - su un noto blog letterario – ad una discussione sul linguaggio poetico, asseriva che “ Il fruitore - così come il critico, che è solo un fruitore più esperto e smaliziato - dovrebbe avvicinarsi all'opera con altrettanta potenza spirituale, leggendola tra le righe e risalendo dal prodotto(testo, quadro, scultura o altro) alle fonti archetipe da cui è generata “.

 

Anche Benedetto Croce nella sua Estetica testimonia che “l’attività giudicatrice, che critica e riconosce il Bello, s’identifica con quella che lo produce. La differenza consiste soltanto nella diversità delle circostanze, perché una volta si tratta di produzione e l’altra di riproduzione estetica.

L’attività che giudica si dice gusto; l’attività produttrice, genio: genio e gusto sono, dunque, sostanzialmente identici”.

Orbene, appurato che queste affermazioni sottendono valenze sulla cui positività tutti si troverebbero in accordo, desidero qui condurre il discorso verso un sentiero tracciato da poeti (molti) e scrittori (meno numerosi) di fresca generazione, epigoni delle avanguardie letterarie del secolo scorso.

Quanti di loro adottano un linguaggio “comprensibile” a tutti?

E come riesce il Critico a districare bandoli di matasse che frequentemente il più attento ed illuminato lettore non riesce a sbrogliare, perdendosi nella caducità di prose criptiche o versi ampollosi e densi di neologismi, disposti in costrutti palesemente arzigogolati?

Ivi, oltre che non albergare la coscienza del Bello, neppure v'è traccia

dell'Arte del Comunicare.

L'istinto naturale del linguaggio dà ad ognuno di noi la possibilità di trasmettere conoscenze, informazioni ed emozioni ai propri simili.

Non esisterebbe una società umana cosciente e ben organizzata senza equilibrate capacità espressive.

Lingue e dialetti appartengono a gruppi di uomini e popoli che, attraverso secolari vicende, si sono costituiti a formare paesi, città e nazioni che condividono valori, ideali e tradizioni comuni.

Il linguaggio umano presenta due aspetti tra loro complementari: quello individuale e quello sociale.

Restando nelle nostre contrade, e a mo' di esempio, Dante o Manzoni negli attimi espressivi in cui tratteggiano se stessi rappresentano un atto individuale di fronte alla lingua parlata dell'Itala gente.

Nell'ottica individuale un'espressione acquista maggior valore quanto più è personale e inconfondibile.

Sotto l'aspetto sociale, d'altra parte, l'espressione dovrebbe conformarsi in tutti gli individui della comunità, affinché tra loro possa crearsi un canale comunicativo chiaro e completo.

Il poeta che tenta di affascinare il lettore circuendolo con neologismi estetizzanti, edonistici o contemplativi – dall'impronta spesso goffa – riesce soltanto a mortificarne l'intelletto, ma non a conquistarne il cuore.

Il clone di un “m e r i g g i a r e pallido e assorto” andrebbe a spiaccicarsi tra le facce untuose di un “t r a m e z z i n o” di dannunziana fattura mentre l'accorto Montale, ligio alle forme e allo stile di una lingua nitida, oggi manipolata con estrema leggerezza, sorriderebbe leggendo strofe strapazzate da inconsulti, roboanti vocaboli.

E il Critico?

Deve stare accorto a non incensare opere che si fregiano di “nuovo” indossando parole o locuzioni eccentriche, mirabolanti, ma che sono incomprensibili ai più.

L'intimismo individuale – declinato in autentici versi o in brani virtuosi – non ha bisogno di addobbi: deve presentarsi sul palco della Letteratura con la genuinità e la purezza che odora di “umano” poiché è limpido fiotto delle scaturigini universali.

E dice bene Campegiani quando afferma che il Critico “... debba possedere qualità di poeta, o comunque di uomo non solo interessato, ma direttamente coinvolto nei fenomeni e nei processi creativi.

Ma spesso – e ciò lo rileviamo nel contesto di ogni forma d'Arte – un processo creativo condotto in porto con maliziosi artifici lo si spaccia per brillante intuizione. E il messaggio che si trasmette diventa ingannevole, artefatto, adombrato da stratagemmi che nulla hanno a che fare con le candide pulsioni dell'anima.

Come poeti ci resta allora solo da fare la “Poesia onesta”, se non vogliamo incorrere nella tirata d'orecchi nietzschiana: “… il poeta, presuntuoso, patetico, importuno, come sono soliti esserlo i poeti, questa persona che sembra satura di possibilità e di grandezza, anche di grandezza etica, e che tuttavia, nella filosofia dell’azione e della vita, raramente giunge alla comune onestà... “.

 

 

Roberto Mestrone

Patrick Modiano, autore francese nato nel 1945, premio Nobel per la letteratura 2014.
14/06/2016
Patrick Modiano, autore francese nato nel 1945, premio Nobel per la letteratura 2014.
L’Accademia Svedese ha motivato il riconoscimento “per l’arte della memoria con cui ha evocato i destini umani più inafferrabili e svelato la vita e il mondo dell’Occupazione“. Modiano è uno dei narratori francesi più di successo, sia di pubblico che di acclamazione critica. Nonostante l’enorme seguito raggiunto in Francia e in molti altri Paesi, rimane tutt’ora un personaggio piuttosto schivo, lontano dai riflettori, e raramente concede interviste.
14/06/2016
Patrick Modiano, autore francese nato nel 1945, premio Nobel per la letteratura 2014.

L’Accademia Svedese ha motivato il riconoscimento “per l’arte della memoria con cui ha evocato i destini umani più inafferrabili e svelato la vita e il mondo dell’Occupazione“. Modiano è uno dei narratori francesi più di successo, sia di pubblico che di acclamazione critica. Nonostante l’enorme seguito raggiunto in Francia e in molti altri Paesi, rimane tutt’ora un personaggio piuttosto schivo, lontano dai riflettori, e raramente concede interviste.

L’avvio della carriera letteraria di Patrick Modiano è stato improvviso quanto fortunato: dopo un’infanzia e un’adolescenza piuttosto travagliate, segnate dall’assenza quasi costante dei genitori, da alcuni lutti e da sistemazioni mai del tutto stabili, viene notato, all’età di 15 anni, da Raymond Queneau, amico della madre, che ne intuisce le capacità e lo introduce nel milieu dell’editore Gallimard. Proprio con questa casa editrice nel 1967 pubblica il suo primo romanzo, La Place de l’Étoile. Da quel momento la sua produzione letteraria è stata notevole, sia nella mole che nella qualità: nel 1972, a soli 27 anni, vince il Grand prix du roman dell’Accademie Française con Les Boulevards de ceinture e nel 1978 il prestigiosissimo premio Goncourt per il suo romanzo Rue des boutiques obscures.Una carriera nata precocemente, ma presto consolidatasi nel tempo per durare a lungo, come ammette Patrick Modiano stesso: ”Non ho mai pensato di fare nient’altro nella vita, ma non avevo un diploma né altri obiettivi specifici. Ma è dura per un giovane scrittore iniziare così presto. In effetti preferisco non leggere i miei primi libri: non che non li ami, ma non mi ci riconosco più.“Il tema dell’identità è proprio uno degli argomenti principali dei suoi romanzi, che si intrecciano ad altre variazioni come la ricerca del sé e delle relazioni che definisco l’uomo, e poi la memoria, il tempo, la paternità: fondamentale a riguardo è il romanzo Un pedigree (pubblicato in Italia da Einaudi), che con toni quasi autobiografici racconta l’esperienza di un’infanzia sospesa fra assenza ed estraneità nella Parigi occupata dai nazisti. Proprio l’Occupazione e il senso della Storia nel definire i destini individuali è un’altra tematica ricorrente nei romanzi e nei racconti di Patrick Modiano. Sullo sfondo delle sue storie, poi, c’è sempre Parigi, quella più misteriosa e sconosciuta, quella più intima e appartata. Fra le sue opere significative, tutte condotte con uno stile terso, elegante e suggestivo, si possono segnalare Dora Bruder (edito da Guanda), su una quindicenne ebrea che scompare nelle periferie parigine nel 1941 per poi riapparire misteriosamente, e Nel caffé della gioventù perduta (Einaudi), anche qui con l’indagine su una giovane ragazza condotta attraverso diverse voci che ne ricostruiscono l’identità in altrettanti modi diversi. Accanto alla narrativa, Modiano si è occupato anche di sceneggiature e di racconti per l’infanzia; da alcune sue opere sono stati tratti anche dei film, come Il profumo di Yvonne di Patrice Leconte del 1993. Il suo ultimo romanzo pubblicato in Italia è L’orizzonte, nel 2012, anche questa una storia a ritroso in un passato misterioso nato da un amore brevissimo e da una fuga inspiegabile, alla ricerca di ricordi a cui aggrapparsi con forza per scacciare i fantasmi della vita.
©  2010 PELASGO 968 - Tutti i diritti sono riservati | P.IVA 80005150679 | E-MAIL: info@pelasgo968.it
POWERED BY TRADE SYSTEM