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ISCRIVERSI ALLA PELASGO? NIENTE E' IMPOSSIBILE! PROVATECI...
Campagna tesseramenti 2017: che aspetti?
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DICEMBRE 2016

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RICEVIAMO DA ALCUNI AMICI
Durante un bellissimo viaggio di amicizia, abbiamo scattato questa foto, eravamo ad Atanga, distretto di Gulu, Nord Uganda... visitavamo una scuola materna. I bambini erano felicissimi dei regali che avevamo portato loro... tra cui la T-shirt di Pelasgo.
16
APRILE 2016

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ENTRO IL 18 APRILE SARANNO COMUNICATE LE GRADUATORIE DEL 7° CONCORSO CITTA' DI GROTTAMMARE
Entro il 18 Aprile 2016 saranno comunicate le classifiche delle varie sezioni in cui è suddiviso il 7° CONCORSO CITTA' DI GROTTAMMARE. Entro il 23 Aprile gli Autori selezionati riceveranno comunicazione a mezzo mail, lettera o telefonata del risultato conseguito.












BUONA GIORNATA DALLA PELASGO 968 DI GROTTAMMARE!
25/05/2017
BUONA GIORNATA DALLA PELASGO 968 DI GROTTAMMARE!
Secondo ricerche storiche di cui si ha traccia negli scritti dello Speranza(Il Piceno) e del Mascaretti (Memorie storiche), il nome Ischia(sulla destra del Tesino vi era un castello con tale nome) compare nei Registri Episcopali Firmani a partire dal 968. Lo stesso storico Speranza, nota come il nome Ischia è sicuramente derivante dai Pelasgi, antica popolazione proveniente dall’Asia minore che invase le diverse regioni europee fino al IX secolo avanti Cristo, periodo in cui molti studiosi fanno risalire il loro arrivo nel Piceno
25/05/2017
BUONA GIORNATA DALLA PELASGO 968 DI GROTTAMMARE!

Secondo ricerche storiche di cui si ha traccia negli scritti dello Speranza(Il Piceno) e del Mascaretti (Memorie storiche), il nome Ischia(sulla destra del Tesino vi era un castello con tale nome) compare nei Registri Episcopali Firmani a partire dal 968. Lo stesso storico Speranza, nota come il nome Ischia è sicuramente derivante dai Pelasgi, antica popolazione proveniente dall’Asia minore che invase le diverse regioni europee fino al IX secolo avanti Cristo, periodo in cui molti studiosi fanno risalire il loro arrivo nel Piceno

PELASGO 968                               

 

Secondo ricerche storiche di cui si ha traccia negli scritti dello Speranza

(Il Piceno) e del Mascaretti

(Memorie storiche), il nome Ischia

 (sulla destra del Tesino vi era un 

castello con tale nome) 

compare nei Registri Episcopali

Firmani a partire dal 968.

Lo stesso storico Speranza, nota come il nome Ischia è sicuramente derivante dai Pelasgi, 

antica popolazione proveniente dall’Asia minore che invase le diverse regioni europee fino al IX secolo avanti Cristo, 

periodo in cui molti studiosi fanno

 risalire il loro arrivo nel Piceno

 

 

La A.S.C.R. PELASGO 968

 

 Si è costituita nel dicembre del 2008 per iniziativa di sei soci fondatori provenienti da un percorso di diversi anni nei vari settori del volontariato e dell’animazione sportiva, ricreativa e culturale.

70° ANNIVERSARIO DALLA NASCITA DEL PRIMO CLUB PER L'UNESCO AL MONDO avvenuta il 19 luglio del 1947 a Sendai in Giappone.
22/05/2017
70° ANNIVERSARIO DALLA NASCITA DEL PRIMO CLUB PER L'UNESCO AL MONDO avvenuta il 19 luglio del 1947 a Sendai in Giappone.
Quando KOICHI UEDA il fondatore del primo Club UNESCO apprese dalla lettura del giornale il 25 novembre 1946 della nascita dell’UNESCO, le parole del preambolo dell'atto costitutivo: “Poiché le guerre nascono nell’animo degli uomini è nell’animo degli uomini che vanno costruite le difese della Pace” queste gli provocarono un vero e proprio “electric shock”, come lui stesso ebbe a dire più tardi
22/05/2017
70° ANNIVERSARIO DALLA NASCITA DEL PRIMO CLUB PER L'UNESCO AL MONDO avvenuta il 19 luglio del 1947 a Sendai in Giappone.

Quando KOICHI UEDA il fondatore del primo Club UNESCO apprese dalla lettura del giornale il 25 novembre 1946 della nascita dell’UNESCO, le parole del preambolo dell'atto costitutivo: “Poiché le guerre nascono nell’animo degli uomini è nell’animo degli uomini che vanno costruite le difese della Pace” queste gli provocarono un vero e proprio “electric shock”, come lui stesso ebbe a dire più tardi

Dopo tanta devastazione, in piena ricostruzione, queste parole offrivano un messaggio di speranza. Da lì l’idea di creare una associazione che por-tasse il nome dell'UNESCO come messaggera di questa speranza di poter ricostruire un mondo fondato sulla pace e sul rispetto delle diversità. Da quel giorno i Club per l'UNESCO si sono diffusi in tutto il mondo organizzan-dosi in Federazioni Nazionali (in Italia sono attivi 147 Club sotto la guida della FICLU), cinque Federazioni Re-gionali ed una Federazione Mondiale.

“Voi siete dei cammini di luce” esordì Federico Mayor Direttore Generale dell'UNESCO nel 1989, salutando i partecipanti al Seminario Internazionale “Conoscere l’UNESCO e praticare la vita internazionale”, organizza-to dalla Federazione Mondiale dei Club e Centri per l’UNESCO, presso la sede UNESCO di Parigi. “Infatti i Club che portano il suo nome aprono all’UNESCO vie inedite per farsi comprendere da comunità che, senza di essi, non avrebbero modo di udire. Disegnano un mondo nuovo, generoso, solidale, fraterno e pacifico.”

Con la Dichiarazione di Acireale firmata l'8 aprile 2017 i Club e Centri per l'UNESCO italiani hanno ribadito il lo-ro ruolo di promotori del messaggio dell'UNESCO all'in-terno delle proprie comunità adoperandosi, in collabora-zione con tutte le forze vitali locali e nazionali, a solleci-tare la coscienza civica su un vasto spettro di tematiche, con un unico fine: costruire consapevolezza dei fenomeni sociali, ambientali ed economici e delle loro dinamiche, ricercando gli strumenti per costruire e rafforzare il reci-proco rispetto per la costruzione di una società giusta ed equa.

 


Laura Cennini

Presidente Club per l'UNESCO

San Benedetto del Tronto

INCONTRO CON FRANCO LOI di Elena Malta
21/05/2017
INCONTRO CON FRANCO LOI di Elena Malta
Di un Autore contemporaneo si possono leggere profili critici, recensioni, interpretazioni, in saggi, articoli di terze pagine di giornali e su riviste letterarie, reperibili anche frequentemente sui mezzi telematici, ma non c’è altra esperienza più esaltante che leggere direttamente un Autore nella sua figura,
21/05/2017
INCONTRO CON FRANCO LOI di Elena Malta

Di un Autore contemporaneo si possono leggere profili critici, recensioni, interpretazioni, in saggi, articoli di terze pagine di giornali e su riviste letterarie, reperibili anche frequentemente sui mezzi telematici, ma non c’è altra esperienza più esaltante che leggere direttamente un Autore nella sua figura,

nei suoi occhi, nelle parole, nella  mimica e gestualità ricorrenti, mentre si coinvolge in un incontro nella informalità familiare del salottino della propria casa, con un gruppo di sette sconosciuti estimatori: sei adulti e la nostra mascotte, Slava di soli 13 anni, partiti, come studentelli, con il treno del mattino da qualche posto del Centro Italia (Marche e Abruzzo) per trovarsi, dopo ore di viaggio e un breve giro di assaggio in Duomo e in Galleria, in una insolita luminosa e solare Milano, con il Poeta Franco Loi che ci onora di una intervista e per questo ci accoglie in casa.

Franco Loi è il Presidente Onorario del nostro Premio Letterario Città di Grottammare 2017, giunto alla sua 8° edizione, con l’impegno tenace, da parte di tutte le componenti Organizzative e di  Patrocinio, a curare la Cultura nelle sue variegature espressive e a coglierne le valenze profonde nelle dinamiche in divenire del nostro tempo presente.

Figura alta, asciutta, viso subito amico, solcato da qualche ricamo che il tempo disegna e l’espressione a dir  poco curiosa per la nostra presenza, un fresco colletto di camicia, affacciato dal pullover blu, una aureola di luce bianca nei capelli, a dare risalto agli occhi intenti su di noi a mandarci con le parole i suoi pensieri, snelli, precisi e mirati in risposta alla collana delle voci dei suoi 7 ospiti, in una giornata di metà marzo, di insolito deciso sole chiaro a Milano, il palcoscenico ricorrente di tanta  poesia, espressione dell’amore di Franco Loi per Milan. “Passa ‘na rùnden,tèh, chì per Milan ...,/ me passa anca n’àngiul per cantà.../e, tèh, vègn ‘na farfala nel silensi/ de ‘sta Milan d’agust tutt de sciscià. ( Passa una rondine, toh,qui per Milano .../passa di qui anche un angelo per cantare .../e, toh, viene una farfalla nel silenzio/ di questa Milano d’agosto, tutta da gustare.), da “Voci d’un vecchio cantare” 2017, pg.70

La parete alle sue spalle è tutta attrezzata a libreria a vista, con volumi che hanno saputo accompagnare fasi e passi di una storia che si chiama vita.

Ci arriva una parola dal tono familiare, mai altisonante, divertente e divertita nel gusto di trovarsi al centro di un interesse che muove da lontano.

Con una felicissima vena Franco ci racconta di sè studente, costretto ad avviarsi  in studi da ragioniere perchè era l’unica tipologia di scuola superiore disponibile nel suo ambiente, ma di quanto si sentisse intimamente orientato verso gli studi letterari, attratto dai classici greci, dai grandi poemi epici. Non trascura di rivelarci la sua demotivazione alla frequenza del suo corso di studi per niente in sincrono con le proprie intime inclinazioni e di aver pagato con una bocciatura le sue tante assenze e una conflittualità con un insegnante.

Franco Loi ci si propone in tutta la sua vera, originale, semplice e vissuta parabola esperienziale, con freschezza di emozioni che sanno creare empatica risposta emotiva e fanno ritrovare tratti che accomunano, nessun piedistallo viene ostentato, nè ce n’è necessità alcuna per i suoi 30 e 1 pubblicazioni di opere che stanno per sè e brillano di autentica luce propria, a cominciare dalla Raccolta “I cart” Le carte, 1973, fino alla nuovissima “Voci d’un vecchio cantare” 21 gennaio 2017, la cui copia è stata donata alla nostra gioia al termine di questo incontro.

Rivolto al viso curioso e attento di Slava, il giovanissimo componente del nostro gruppo, dice che nella vita bisogna fare quello che la vita stessa indica, l’attività che piace, che sia falegnameria, che sia essere un parrucchiere. Il lavoro procura un guadagno, il denaro per vivere, e bisogna fare bene il proprio lavoro; poi è necessario leggere, non per riempirsi la testa.  Dice di sè: “Io amo il mio lavoro, dal ferro imparo qualcosa di me stesso e, non essendo stanco, a sera, sono creativo”.

Riferisce di essere cresciuto nel tempo in cui Einaudi e Mondadori, dopo aver perso tutto per la guerra, avevano dentro Sereni, per la poesia, Calvino e Vittorini per la prosa;  quando le editorie erano lontane dal business e in cerca esclusivamente di qualità.  Ora, Franco aggiunge, quel clima si è esaurito e  la nuova tecnologia mangia posti di lavoro. Suggerisce, o sogna, che studi di Agraria importeranno mani alla terra, ai lavori artigianali.

Qualcuno di noi butta la coda di un occhio sul cellulare per controllare il tempo che, inesorabile come sempre, ci è tiranno; il treno ...si dovrà essere in stazione fra non molto, in tempo per il ritorno.

Ci affrettiamo a chiedere, al nostro prezioso interlocutore, un suo pensiero sulla Poesia, e Franco ci rassicura: “La Poesia non morirà”.

Poesia “non è fare rime, ordinare parole; la Poesia non è organizzare il pensiero e i propri sentimenti, la Poesia non si fa con la testa. Mentre giro per le stanze mi vengono i versi e seguo il suono. Poi, dopo, come un sogno, la poesia si elabora e sgorga”

“La Poesia è una strada per imparare qualcosa di se stessi, Nosce te ipse” E aggiunge:” Io non so chi sono, non di testa mi conosco, sono ciò che l’aria mi fa essere”.

“Nel filosofo accade la stessa cosa che nei poeti, si è artigiani che hanno amore per ciò che si fa; e il poeta è colui che fa spiritualmente, che produce un qualcosa che ha vita autonoma rispetto a chi la produce.

La parola, spesso scelta interamente nella sua veste dialettale, è sonorità,  è il ritmo di una parola che si lega al suono della successiva in una lettura che deve essere soggettiva, perchè solo il poeta compone,  concerta, armonizza e sa rendere quel ritmo che è lo stesso del suo flusso vitale“.

La parola è onda musicale, è canto con “Voci d’un vecchio cantare”, cito a proposito il titolo felicissimo dell’ultima raccolta di poesie, la 31esima pubblicazione di Franco Loi, il cantore, il menestrello, il musico, il Poeta.

 

Quan’ mai de gent s’encuntra per Milan,

ma mì me piàs i fio fra i foi de l’erba

sòta quj cartellun de donn sbiutà

ch’in lì cun la camisa tensia d’arans,

tra i man un liber o radio de scultà...

Ma po me volti e vedi sota l’erga

che scùnden ‘na siringa in vena al brasc,

e alura ciappa un trèm fin dent i oss

e me curr via el pè nel camenà.

 

Quanta gente s’incontra per Milano,

ma a me piacciono i ragazzi tra le foglie d’erba

sotto quei cartelloni di donne denudate

che stanno lì con la camicia tinta d’arancio,

tra le mani un libro o radio da ascoltare...

Ma poi mi volto e vedo sotto l’edera

che nascondono una siringa in vena al braccio,

e allora mi prende un tremito fin dentro le ossa

e mi corre via il piede nel camminare.

 

 

 

A passi leggeri, quasi a dilatare il momento del distacco, mentre alcuni guadagnano l’ascensore e altri fanno piano le scale, resto con lui sulla soglia  di casa a lasciare e prendere gli ultimi preziosi bagliori di un incontro così intenso e semplice perchè fatto di  semi di tempo, di umanità e di poesia. Grazie, Franco Loi.  

 

Elena Malta                             

   

 

 

 

SCRIVERE UN RACCONTO di Willy Piccini
20/05/2017
SCRIVERE UN RACCONTO di Willy Piccini
Ma sì, scriverò un racconto. Si dice che per chi legge molto, pensare di scrivere diventa una conseguenza inevitabile. Sono un lettore forte, e allora lo scrivo questo racconto! Sì, ma piacerà? Beh, non importa, tanto poi lo schiaffo in un cassetto
20/05/2017
SCRIVERE UN RACCONTO di Willy Piccini

Ma sì, scriverò un racconto. Si dice che per chi legge molto, pensare di scrivere diventa una conseguenza inevitabile. Sono un lettore forte, e allora lo scrivo questo racconto! Sì, ma piacerà? Beh, non importa, tanto poi lo schiaffo in un cassetto

Eh no, scrivere dev’essere una forma di comunicazione, il tuo pensiero nasce, cresce, s’innalza, e lo fissi sulla carta. Chi scrive sa vedere, desiderare e descrivere un mondo diverso, e sa racchiuderlo nelle proprie frasi con la combinazione delle lettere che l’alfabeto gli mette a disposizione. Ma se non ci si rivolge almeno a qualcuno, cosa scriviamo a fare? Non può essere una forma di solitudine, dev’essere un parlare a qualcuno che poi ti leggerà. Un trasformare un’emozione in qualcosa di bello e piacevole per noi e per i nostri lettori, siano essi uno o centomila, escludendo il pirandelliano “nessuno”. Anche il Manzoni afferma di rivolgersi a dei lettori. 25, per la precisione. Eh già, 25. Non ce la dà a bere, confidava di averne milioni, l’ipocrita! E gli è andata bene. Sì, ma nel mio caso? Come verrò giudicato? C’è chi parte dal presupposto che non va cercata la totale approvazione sociale. Tanto, qualunque cosa tu faccia, metà della gente che conosci la disapproverà comunque. Beh, cerchiamo di non essere così drastici, anche se può essere difficile coinvolgere nella stessa misura l’analfabeta di ritorno e il critico letterario. Insomma, lo scrivo o no questo racconto? Ci sono sempre due forze che tirano in direzioni opposte, a determinare il corso della nostra esistenza. La vita è il prodotto di una serie di accadimenti e delle decisioni che si prendono... Quindi? Ma dai, basta con queste elucubrazioni, inizio il racconto! Anche se dicono che i peggiori briganti sono attratti dalla politica, i più sconvolti sono portati per l’arte, i malati di mente passano il tempo a scrivere. Sarà vero? In ogni caso tutti abbiamo una nostra forma privata di pazzia. Se è d’intralcio a troppa gente ti qualificano matto. O disadattato, come da giovane mi è già capitato, quando chiamavo troppe cose ingiustizia rifiutandomi di capire che è la vita a essere normalmente ingiusta. E a poco serviva replicare che disadattato è una definizione semplicistica dietro cui si nasconde l’eterno, insanabile conflitto fra l’originalità di una visione del mondo individualistica e sognante e una realtà dominata dai puri rapporti di forza e dalle leggi economiche. Acqua passata. Per fortuna o purtroppo? Bah, matto o disadattato, di certo scrivere è un affare per visionari. Lo siamo tutti, eh, perché non si può vivere senza immaginare di continuo, senza storie che facciamo nostre. Scrivere è uno dei pochi modi per vivere più di una vita in universi paralleli che vai a scoprire da qualche parte. Qualcosa di simile ai sogni, che hanno la stessa imprevedibilità, e mettono in gioco cose alle volte incomprensibili, quelli che si raccontano alle persone care, agli amici, magari allo psicoanalista. Con la scrittura lo si fa al foglio bianco. Ma mica è facile, bisogna lavorare con fatica per arrivare a quella specie di piacere totale, fisico e mentale che la scrittura sa dare, lo sperdimento che dà un senso speciale alla vita, che dà a ogni parola il valore di un marmo pregiato con cui si costruisce una cattedrale. Poi magari si tratta di una stamberga, ma il sentimento di grazia rimane lo stesso. La stesura sarà una sofferenza e la strada che porterà, forse, al mare sarà tortuosa e accidentata nella speranza che alla fine di quel calvario possa splendere la luce. Metaforicamente, rovescerò cassetti, aprirò armadi, svuoterò cantine dove trovare un po’ di tutto. Cose che nemmeno immaginavo di avere mi forniranno buone idee per scrivere. Nutrirò il bambino entusiasta che è in me, libererò la sua curiosità, accenderò la mia sana follia e continuerò a sognare. Sono pronto, ho in testa un buon incipit e, partendo bene, le parole scorreranno come dettate da una musa ispiratrice. La storia si scriverà da sé…

Era una notte buia e tempestosa…

 

 

Willy Piccini

L'ARTE ABUSATA
19/05/2017
L'ARTE ABUSATA
So che quanto segue darà fastidio a molti, troppi forse, ma - come si dice - "meglio essere antipatici e dire ciò che si pensa, che risultare simpatici solo perché si dice ciò che gli altri vogliono sentirsi dire". Naturalmente, trattasi solo ed esclusivamente della mia opinione, per quanto rispettabile, anche opinabile, ci mancherebbe!
19/05/2017
L'ARTE ABUSATA

So che quanto segue darà fastidio a molti, troppi forse, ma - come si dice - "meglio essere antipatici e dire ciò che si pensa, che risultare simpatici solo perché si dice ciò che gli altri vogliono sentirsi dire". Naturalmente, trattasi solo ed esclusivamente della mia opinione, per quanto rispettabile, anche opinabile, ci mancherebbe!

Sin da piccolo ho sempre avuto la passione per la poesia e l'arte in genere, e col passare degli anni ho sempre cercato di capire cosa sia davvero la poesia, o meglio, cosa sia davvero poesia.

Un giorno, poi, sentii una piccola vocina che mi parlava, dapprima non capivo, dopo, ascoltandola più attentamente capii che era lei, la mia Musa.

Ecco, anche io ero stato "condannato" a essere poeta.

Da allora ho iniziato ad affinare questa dote... E se è vero che, o ce l'hai dalla nascita o non ce l'avrai mai, è pur vero che va affinata, coltivata, maturata nel tempo...

Ultimamente si abusa troppo dell'appellativo di poeta e della parola "poesia", quindi, a mio parere, si abusa troppo della poesia stessa.

Ma come si fa a stabilire se uno scritto sia davvero poesia o soltanto incolonnamento di parole?

Differenti e discordanti sono i pareri degli esperti, degli intellettuali, dei critici.

Già, i critici, questi super uomini colti che spesso (non tutti naturalmente) sono come gli eunuchi:

Sanno cos'è l'amore, lo hanno visto fare, ma non l'hanno mai fatto.

Spesso dipende da loro portare alle stelle o alle stalle un autore e/o un'opera; io dico invece che dipende dai lettori oggi e dipenderà dai posteri domani.

Ma torniamo alla poesia. Cos'è la poesia?

Una forma d'arte, la più nobile, a detta di molti.

Allora cos'è l'arte?

L'arte è il connubio perfetto tra contenuto e forma, credo che su questo siamo tutti d'accordo.

Cos'è  allora il contenuto?

E' tutto ciò che esprime sentimenti, emozioni, sensazioni, che va rispettato a prescindere, sì, ma rispetto non vuol dire considerare arte qualcosa che non lo è!

Insomma, tutti i contenuti, da quelli più "alti" e lirici, a quelli più "semplici" vanno rispettati, ma ciò non vuol dire che siano pregni di poesia.

Il contenuto deve avere anche una forma! Una delle tante che comprende la poesia, ma deve averla!

Non bastano certo dei versi che suonano bene a fare poesia, così come non basta incolonnare parolone colte e ricercate, senza sentimento alcuno.

Oggi, alcuni, solo perché non usano la punteggiatura o solo perché magari - secondo loro - hanno escogitato una nuova forma, credono di fare poesia, ma così non è!

Non ci si improvvisa poeti, così come non ci si improvvisa musicisti o pittori, ecc.

Per suonare bisogna conoscere la musica; per dipingere bisogna conoscere le tecniche di base del disegno! E per fare poesia?

Ah, no, per fare poesia, basta stravolgere la sintassi, poi, ci metti dentro qualche parolona, poi, basta suddividere il tutto in versi ed è fatta. Ma che è una ricetta?

Ma quando mai!

Intanto credo che quando si fa qualcosa e la si vuole fare bene, la si debba conoscere, la si debba studiare in tutte le sue sfaccettature, in tutte le sue forme, per poi magari scegliere quella che si addice di più al nostro modo di intenderla e di farla.

Oggi no, oggi basta andare controcorrente e già ci si sente poeti, artisti...

Picasso, per esempio, prima di inventare il cubismo passò per il realismo; conosceva benissimo la tecnica di base e tutto ciò che riguarda la pittura.

Oggi invece, credo che ci siano troppi "picasso" improvvisati, che credono di essere originali ricercando quell'originalità e quel genio che,  - così come la dote di poeta - o ce l'hai o non ce l'avrai mai!

Ma allora, cos'è davvero poesia?

Beh, credo che non ci sia una risposta davvero esaustiva e credo che non ci sia bisogno di capire cosa sia davvero poesia, perché quando lo è te ne accorgi, quando è poesia lo senti, anche se non sai spiegarlo...

Invece so benissimo cosa non lo è!

Ma troppa presunzione, troppa arroganza, pochissima umiltà ho notato fra "poeti" che credono di esserlo, ma non lo sono.

"Ma tu, allora, ti senti un vero poeta?" direte!

No, non mi sento un vero poeta e non so neanche se la mia sia vera poesia, però, cerco sempre di migliorare, cerco sempre di confrontarmi e crescere, cerco sempre la critica costruttiva e non il complimento gratuito.

Ecco, questo vorrei che capissero molti che come me hanno la passione per la poesia.

Poeti non ci si improvvisa! La poesia non si improvvisa! Della poesia non si abusa!

Se lo fai non sei un poeta e non ami la poesia.

Per concludere, tanto per dare un'idea di quello che è il succo di quanto ho scritto:

Chi non si emozionerebbe davanti a un disegno fatto da un bambino? Chi avrebbe il coraggio di dire che non ci sia sentimento e contenuto in quegli scarabocchi?

Ma soprattutto, chi avrebbe il coraggio di definirla arte?

 

Cordialmente

 

 


 

Giuseppe Gerbino

AVANGUARDIA… O RETROGUARDIA?
15/05/2017
AVANGUARDIA… O RETROGUARDIA?
Leggere, analizzare, valutare, commentare oltre 100 poesie in tutti i dialetti d’Italia è stato un grande piacere. Piacere che viene da alcune considerazioni che mi hanno rafforzato la convinzione che il dialetto sia l’espressione dell’emotività, dell’immediatezza, della spontaneità. Sono tante le persone che utilizzano il vernacolo per esprimere le proprie idee, ricordi, sensazioni, intuizioni; anche se…
15/05/2017
AVANGUARDIA… O RETROGUARDIA?

Leggere, analizzare, valutare, commentare oltre 100 poesie in tutti i dialetti d’Italia è stato un grande piacere. Piacere che viene da alcune considerazioni che mi hanno rafforzato la convinzione che il dialetto sia l’espressione dell’emotività, dell’immediatezza, della spontaneità. Sono tante le persone che utilizzano il vernacolo per esprimere le proprie idee, ricordi, sensazioni, intuizioni; anche se…

Anche se non tengono conto che mettere per iscritto un suono, un’espressione, che abbiamo ascoltato o pronunciato migliaia di volte, non è così facile come sembrerebbe.

Partiamo da un assioma imprescindibile: la Poesia è un architrave poggiato su due pilastri: Testa e Cuore (o, possiamo dire: Tecnica e Sentimento, Controllo e Passione, Penna e Idea, ecc.). Quando uno dei due pilastri non regge, la Poesia cade. Più o meno rovinosamente.

Nel valutare il livello tecnico delle poesie esaminate mi è capitato più volte di trovare modi diversi per scrivere nello stesso dialetto la stessa parola, frase, suono.

La prima considerazione è relativa ad una evidente “carenza” dell’autore. Carenza di documentazione, di punti di riferimento, di scuola.

La scelta di esprimersi in una lingua qualsiasi, presuppone la conoscenza della lingua stessa: ma, un conto è parlarla (e tutti sappiamo che il dialetto nasce, si afferma e rimane una lingua “orale”) un conto è andare a vedere se esiste una grafia codificata.

Molti dialetti hanno, per fortuna, una tradizione tale che riferimenti scritti ce ne sono di ottimo livello: pensiamo al dialetto napoletano, o romanesco, o milanese, veneto, friulano, siciliano ecc. I grandi Autori che si sono espressi nella “lingua dei padri” fanno testo: chi volesse imparare, potrebbe farlo facilissimamente: leggere Di Giacomo, Trilussa, Tesse, Baffo, Pasolini, Meli, oltreché arricchire lo spirito dà la possibilità di trovare suoni espressi con segni grafici precisi, puntuali: sicuri punti di riferimento.

Possiamo quindi considerare che la “voglia di dialetto” è diffusa, la cultura specifica meno.

La seconda considerazione è relativa ai contenuti.

Troppo spesso si tende a fossilizzare il dialetto come lingua adatta a temi bucolici, ironici, reminiscenti: i Grandi Temi vengono perlopiù disattesi. Come se per scrivere “Alto” non fosse ritenuto un linguaggio adeguato.

Questo atteggiamento (purtroppo diffusissimo) porta il poeta a tarparsi da solo le proprie ali: si autolimita nel sentimento.

Poche, pochissime, le Poesie che escono fuori da un quadro così ridotto.

Esprimere idee profonde e originali sui Grandi Temi è invece l’essenza stessa della lingua dell’emotività, dell’immediatezza, della spontaneità. Tale è l’immediatezza e la spontaneità, che il tentativo di usare il dialetto per testi ermetici si può considerare un ossimoro.

Ritengo altresì un’offesa al vernacolo quella di usarlo solo per descrivere, raccontare (purtroppo, mai interpretare) le solite cose lette e rilette in tutti i dialetti d’Italia.

In questo modo rendiamo anche il secondo pilastro della poesia, quanto mai instabile e pericolante.

Alla domanda “avanguardia o retroguardia”, come si può rispondere alla luce di quanto detto?

Possiamo sicuramente considerare Avanguardia, la scelta di precorrere (se non altro in termini di tempo), di anticipare la scrittura in italiano, esplorando il futuro della poesia con un mezzo antico. È anche Avanguardia la ricerca volta a integrare (o, addirittura, a sostituire) la poesia in lingua con quella dialettale, come reazione all’inflazione poetica dilagante. È proprio vero che ci sentiamo “un popolo di poeti”: una sterminata pletora di “colleghi di Leopardi”… meglio percorrere strade alternative, meglio il dialetto!

Si può considerare Retroguardia l’attaccamento a forme di espressione che oggi possono apparire anacronistiche, dato l’assottigliarsi continuo e costante degli strati “bassi” della popolazione: quelli che fino ad oggi hanno rappresentato l’humus di tutti i dialetti. Il livellamento verso l’alto economico e sociale, comporta l’abbandono quasi spontaneo della parlata vernacolare. Per fortuna, ci sono ancora letterati che si impegnano a documentare attraverso i loro scritti, quella che è considerata la “lingua dei padri”. Si tratta di persone che ricercano, studiano, scrivono, parlano un linguaggio forse destinato a sparire ma che resta vivo e valido nelle sue espressioni proprio per merito di chi non si sente ancora vinto.

È quindi una battaglia di retroguardia quella che impegna i difensori del dialetto?

Forse sì, ma l’importante è “resistere, resistere, resistere”!

 

 

Maurizio Marcelli

             

UN GRANDE AMICO DELLA PELASGO.
12/05/2017
UN GRANDE AMICO DELLA PELASGO.
ALEANDRO DI SILVESTRE ha iniziato l'attività di giornalista nel 1973 come collaboratore del Resto del Carlino occupandosi di sport. Contemporaneamente collaborava con Radio Ascoli e TeleAscoli come cronista sportivo. Nel 1979 ha ottenuto il contratto part-time con il Resto del Carlino fino al 2003. Ha diretto fino al 2008 il bimestrale "Vivere la Salute" organo di informazione sanitaria.
12/05/2017
UN GRANDE AMICO DELLA PELASGO.

ALEANDRO DI SILVESTRE ha iniziato l'attività di giornalista nel 1973 come collaboratore del Resto del Carlino occupandosi di sport. Contemporaneamente collaborava con Radio Ascoli e TeleAscoli come cronista sportivo. Nel 1979 ha ottenuto il contratto part-time con il Resto del Carlino fino al 2003. Ha diretto fino al 2008 il bimestrale "Vivere la Salute" organo di informazione sanitaria.

Ci ha lasciati il 14 marzo del 2016.

Faceva parte del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e aveva ricoperto l'incarico di vice presidente dell'Ordine delle Marche per tre legislature. Una vita, la sua, dedicata al giornalismo e agli organi della categoria. Era diventato un grande Amico della Pelasgo 968, ap-prezzandone l’attività e lo sforzo nell’ambito culturale

PELASGO E IPLAC: UNA COLLABORAZIONE CHE SI RINNOVA
10/05/2017
PELASGO E IPLAC: UNA COLLABORAZIONE CHE SI RINNOVA
Ringrazio sentitamente l’Associazione Pelasgo 698 per aver rinnovato la collaborazione con me e con il Sodalizio che, in qualità di Consigliera del Lazio rappresento, ovvero IPLAC – Insieme per la Cultura -. I gemellaggi tra operatori culturali credo che rappresentino uno dei modi più concreti per distinguersi dalle classi politiche e da tutti coloro che credono di poter rinnovare tramite la competizione. E, ancora una volta, mi piace sottolineare il senso originale del verbo competere.
10/05/2017
PELASGO E IPLAC: UNA COLLABORAZIONE CHE SI RINNOVA

Ringrazio sentitamente l’Associazione Pelasgo 698 per aver rinnovato la collaborazione con me e con il Sodalizio che, in qualità di Consigliera del Lazio rappresento, ovvero IPLAC – Insieme per la Cultura -. I gemellaggi tra operatori culturali credo che rappresentino uno dei modi più concreti per distinguersi dalle classi politiche e da tutti coloro che credono di poter rinnovare tramite la competizione. E, ancora una volta, mi piace sottolineare il senso originale del verbo competere.

Viene dal latino cum – petere, che letteralmente significa andare verso, andare incontro. Mi chiedo come sia possibile stravolgere il senso dei termini a nostro cattivo uso e consumo. E mi auguro di cuore che ‘il camminare insieme’ che auspichiamo da anni possa divenire sempre più una realtà convalidata. La Cultura non ha bisogno di gare e di arene. Anche il senso dei Premi Letterari dovrebbe cambiare, acquisendo carattere di Festa della Cultura, di momento di incontro, di crescita, di arricchimento… So che trasformare lo status quo non è cosa semplice, ma nella vita occorre essere coraggiosi. I sogni esistono, ci vengono dati in dotazione sin dalla nascita, ma per dar loro continuità occorre dimostrare di saper andare loro incontro. La collaborazione con Associazioni come la Pelasgo danno senso al desiderio di operare fraternamente per migliorare la condizione della Cultura. L’umanesimo è sempre possibile, ma richiede di sacrificare il proprio fisiologico narcisismo, di far sì che si promuovano manifestazioni di ogni genere per favorire l’incontro tra Poeti e Narratori delle varie regioni italiane e si crei un terreno di incontro artistico e soprattutto umano. Il tempo sta dimostrando che non è impossibile, che dalle ceneri si può risorgere, come l’Araba Fenice. Io sono orgogliosa di essermi resa utile, nel mio piccolo, agli amici marchigiani e vivo da anni, la loro Cerimonia di Premiazione, come un evento di rinascita interiore. Maria Rizzi
SI SONO SVOLTE IERI LE PREMIAZIONI DELL'8° CONCORSO CITTA' DI GROTTAMMARE
07/05/2017
SI SONO SVOLTE IERI LE PREMIAZIONI DELL'8° CONCORSO CITTA' DI GROTTAMMARE
ECCO TUTTI I PREMIATI DELL'OTTAVA EDIZIONE.
07/05/2017
SI SONO SVOLTE IERI LE PREMIAZIONI DELL'8° CONCORSO CITTA' DI GROTTAMMARE

ECCO TUTTI I PREMIATI DELL'OTTAVA EDIZIONE.

 

 

PER UN ERRORE DI TRASCRIZIONE NELL'ELENCO NON E' INCLUSO : CREMONA RENZO, 1° CLASSIFICATO LIBRO EDITO

CE NE SCUSIAMO CON L'AUTORE.

 

SOGNI DI CARTA: OVVERO IL BUSINESS MILIONARIO DEI CONCORSI LETTERARI.
04/05/2017
SOGNI DI CARTA: OVVERO IL BUSINESS MILIONARIO DEI CONCORSI LETTERARI.
Lo spunto ce lo da un articolo di Repubblica dal titolo abbastanza esplicativo: SOGNI DI CARTA A PESO D'ORO ECCO IL BUSINESS MILIONARIO DELLA PREMIOPOLI DEI LIBRI. Due bei paginoni in cui si analizza il fenomeno dei circa 1800 concorsi letterari italiani, fenomeno che non ha eguali in nessun altro Paese al mondo e...
04/05/2017
SOGNI DI CARTA: OVVERO IL BUSINESS MILIONARIO DEI CONCORSI LETTERARI.

Lo spunto ce lo da un articolo di Repubblica dal titolo abbastanza esplicativo: SOGNI DI CARTA A PESO D'ORO ECCO IL BUSINESS MILIONARIO DELLA PREMIOPOLI DEI LIBRI. Due bei paginoni in cui si analizza il fenomeno dei circa 1800 concorsi letterari italiani, fenomeno che non ha eguali in nessun altro Paese al mondo e...

che ci vede direttamente coinvolti in quanto anche noi della Pelasgo ci dilettiamo col sopracitato business milionario. 

Un po' di numeri: 5 competizioni al giorno, un giro d'affari(!?) che supera gli 11 milioni euro, decine di riconoscimenti collezionati nei curricula dagli scrittori che non valgono nulla, 10 milioni di euro i contributi pubblici ai premi letterari, 3,4 miliardi il fatturato delle oltre 7000 case editrici italiane...e poi dicono che gli italiani non leggono e non prendono mai in mano un libro. Bancarella, Campiello, Bagutta, Viareggio, Grinzane(!?), le punte di diamante di un fenomeno davvero da record. Tutto molto interessante ai nostri occhi; vengono inoltre riferite le esperienze di autori, ora famosi, che dopo anni di inutili concorsi hanno alla fine gettato tutto ed ora sono rinati con un bel contratto di una casa editrice e con l'aver rimpinguato cospicuamente il conto in banca. Ecco poi comparire un povero poeta che dopo aver partecipato ad un concorso si è ritrovato invitato ad altri cento: “che ci sia uno scambio di nominativi?” si chiede con fanciullesca ingenuità. Ah, dimenticavamo, il Grinzane dei bei tempi usufruiva di circa 5 milioni di euro da parte di fondazioni bancarie ed altri enti, il tutto nell'interesse della cultura s'intende. Andiamo per ordine. Punto 1: se praticate la scrittura e volete diventare famosi, far soldi, ecc.ecc. non partecipate a piccoli concorsi tipo il nostro a Grottammare, non vi chiederemo soldi per pubblicare ma non avrete neanche una porta spalancata. Punto 2: che partecipo a fare? Vi chiederete allora. Solo per il gusto di confrontarvi con altri poeti, per conoscerli nella giornata conclusiva, per scambiarvi opinioni e pareri con noi della Pelasgo, per conoscere Grottammare, il Piceno, la nostra accoglienza. Troppo poco? Allora vi consigliamo il Bagutta, il Campiello, eccetera. Punto 3: è vero, molti concorsi nascono con scopi speculativi e nulla a che vedere con la cultura, molti sono a rimorchio della politica, molti delle case editrici, qui però entra in ballo l'intelligenza dello scrittore. Se i vostri scopi sono quelli di far carriera, beh, tornate al punto 1, se invece volete confrontarvi, migliorarvi, incontrarvi, basta scambiare qualche opinione con i colleghi che già si sono cimentati in più di un concorso, basta girare un po' nei siti dei vari premi e vi renderete subito conto direttamente. Per quanto ci riguarda noi di Grottammare proseguiremo per la nostra strada: che volete farci, siamo degli inguaribili romantici, ah, pillola di saggezza finale: più soldi girano più... “e ho detto tutto!” diceva il grande Peppino De Filippo.

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